sabato, dicembre 24, 2016 Categoria: Cronache

I soldi della ‘ndrangheta e il nucleo Ugeco

cardella C’è una fase due delle indagini sui soggetti  condannati per  reati attinenti gli affari  delle mafie che deve essere intensificata perché il colpo alla criminalità organizzata di cui questo secondo momento investigativo è conseguenza sia ancora più duro. Sono le indagini sui patrimoni che tali condannati hanno accumulato, nascosto, camuffato con l’aiuto  dei prestanome. Seguendo questa via- lo ha reso noto recentemente il procuratore generale di Perugia Fausto Cardella- che la Guardia di Finanza ha potuto sequestrare per poi confiscarli  e restituirli alla comunità beni per oltre un milione di euro riconducibili a un pregiudicato   residente ad Ancona e condannato nel 2011 per essere uno dei capi delle cosche della ‘ndrangheta reggina che controllano il traffico della cocaina sul versante ionico della Calabria.Il boss dal carcere aveva continuato a gestire gli affari di famiglia: trasferimento di capitali in Bulgaria, investimenti di varia natura, attività di compravendita di immobili. Beni che ora sonio stati rintracciati e sequestrati. Determinante- ha detto tra l’altro Fausto Cardella- il ruolo del pool interforze UGECO creato e diretto dallo stesso Cardella: una struttura di coordinamento concentrata sui patrimoni della  criminalità organizzata. E’ un nuovo strumento di contrasto alle infiltrazioni di tipo mafioso  sulle quali ora ha il predominio la ‘ndrangheta.Alto il rischio dell’inquinamento dell’economia. Come risulta da un recente dossier parlamentare.

“ Anche l’Umbria si colloca tra le regioni in cui si registra una forte presenza di cosche di ndrangheta e l’analisi delle risultanze dell’attività svolta dalla DDA di Perugia nel periodo di interesse evidenzia un pericoloso trend evolutivo nella dimensione quantitativa e qualitativa dei fenomeni criminali organizzati, con gruppi stabilmente insediatisi nel territorio ove hanno assunto caratteri di autonomi sodalizi, seppur sempre collegati all’organizzazione ”madre” calabrese. La tranquillità ambientale, la ricchezza derivante dalle floride attività produttive del territorio, la poca dimestichezza della popolazione a riconoscere i tipici segnali della presenza mafiosa, hanno favorito progressivi insediamenti personali ed economico-produttivi di interi nuclei di famiglie mafiose, in particolare proprio di ‘ndrangheta, che, stabilitesi in Umbria per avvicinarsi a familiari detenuti o sottoposti a soggiorni obbligati ovvero attirati dal business della ricostruzione successiva al terremoto del 1997, hanno trovato in questo territorio le condizioni ambientali idonee per poter attuare in maniera silente una progressiva infiltrazione criminale ed economica.

Le indagini hanno, in particolare, evidenziato interesse di imprese edili calabresi al settore degli appalti pubblici ove, attraverso al pratica del massimo ribasso, si sono aggiudicati appalti, soprattutto nel settore edilizio, della gestione dei servizi sanitari e del ciclo dei rifiuti. Grande attenzione è stata riservata anche ad investimenti effettuati nel settore agrituristico, in quanto di notevole consistenza a fronte di modesta redditività degli investitori. L’evidenza più forte di un consolidato insediamento di ‘ndrangheta nella città di Perugia si è oggettivizzata nelle risultanze che hanno portato all’individuazione di un sodalizio, prevalentemente composto da calabresi legati ai Farao di Cirò, storica famiglia di ndrangheta del crotonese, dedito ad attività estorsiva, atti intimidatori incendiari ai danni di esercenti attività commerciali e produttive, usura e traffico di stupefacenti. L’indagine ha fotografato anche la contestuale infiltrazione economica, soprattutto nel settore dell’edilizia, strumentale ad acquisire una facciata “pulita”; molte delle attività economiche acquisite, dopo essere state spogliate di ogni utilità, venivano fraudolentemente condotte al fallimento. In data 10 Dicembre 2014 è stata eseguita ordinanza di custodia cautelare a carico di 61 indagati cui è stata contestata l’associazione mafiosa, con contestuali ed ingenti sequestri. Il quadro sopra descritto fornisce la rappresentazione di un territorio “sano”, assediato in maniera sempre più pressante e visibile da criminalità organizzata che, purtroppo, si sta infiltrando in maniera stabile sul territorio, ormai suddiviso per talune attività, prima tra tutte la gestione dell’ mercato degli stupefacenti

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