giovedì, settembre 14, 2017 Categoria: Cronache

L’omicidio di Noemi e il paradigma di un femminicidio

fiorucci_copertina_defEra evitabile l’omicidio della  sedicenne di Specchia massacrata a pietrate dal fidanzato diciassettenne? La madre aveva denunciato situazioni evidenti ed effetti  indiscutibili di un comportamento  terribilmente violento. Tanto violento da non poter non mettere nel conto il precipitare nell’assassinio brutale che è questa terrificante esemplificazione di un femminicidio. La denuncia , a quanto pare, invece  non avrebbe  prodotto   neppure l’avvio di tentativi di tutela  immediata. Ci sarebbe  stata  inadeguatezza   dove sarebbero servite tempestività ed efficacia. Perché? Non sono all’altezza del male  le norme di legge  scritte per  fermarlo? Ci sono stati disattenzione, trascuratezza, errori di valutazione e  omissioni e quindi ci sono responsabilità personali? Il contesto nel quale i due giovani e le loro famiglie si muovevano, sapeva , vedeva, ma si è voltato dall’altra parte ? Servono subito delle risposte chiare. Perchè questa denuncia inascoltata  gela ogni ottimismo di quanti sono impegnati ogni giorno  di fermare l’ondata di violenza che si abbatte sulle donne . Nei dibattiti che hanno fatto seguito alle presentazioni del libro “Il sangue delle Donne- trenta anni di femminicidi in Umbria “- tutti  gli interventi finivano lì: educazione  nelle famiglie e nelle scuole, partecipazione attiva delle collettività, tutela delle ptutti  gli interventi finivano lì: educazione, nelle famiglie e nelle scuole, partecipazione attiva delle collettività, tutela delle potenziali vittime e di chi denuncia i violenti, inviti alla liberazione da ogni condizione di soggezione.Per la giovane Noemi non sappiamo  del ruolo della scuola e delle famiglie. Ma possiamo immaginarcelo. Conosciamo le leggi di cui disponiamo e sappiamo in generale che  la normativa contro lo stalking  sta dando  buoni risultati. E’ sotto gli occhi di ogni cittadino  il grado di  sensibilizzazione e di specializzazioni raggiunto dalle forze dell’ordine. Quello che è successo a Specchia rischia di far vacillare  il senso di sicurezza che tutto quello che , in tempi recenti, è stato faticosamente costruito contro la violenza di genere. E’ un rischio che va evitato con risposte chiare. E’ opportuno  conoscere quale iter  ha avuto la denuncia della madre di Noemi sulla pericolosità del ragazzo che pochi giorni dopo è diventato l’assassino di sua figlia . Anche la tempistica di attivazione è importante per non precipitare l’opinione pubblica in quel gorgo sfiduciato o qualunquista che sentenzia l’inutilità delle leggi di fronte  taluni problemi . Contemporaneamente  non possono tardare  spiegazioni esaurienti su quello che eventualmente sostanzia i possibili errori degli uomini preposti alla esecuzione della norma . Scoprire  se c’è  qualcuno che ha sbagliato serve . Altro se serve. Il cinismo apparente della ricerca di una rete di protezione per  tenere lontana la paura dalla propria persona o dai propri cari  diventerebbe qualcosa di diverso se ognuno di noi sapesse che la rete, in questo maledetto caso,  non ha retto per colpa delle persone che dovevano tenerla in piedi.  E sarebbe confortante,  anche se in questo momento può apparire allo stesso modo apparentemente cinico, se le cose fosse andate diversamente in un nodo della stessa rete che sta a monte degli addetti ai lavori. Sicuramente i segnali di una situazione  insostenibili erano stati visti da tante persone e non solo dalla madre di Noemi. E’ opportuno sapere come questi segnali sono  stati raccolti: indifferenza o azioni anche piccole, ma concrete? E’ opportuno  saperlo perché il controllo sociale è la  risorsa  principale tra quelle che operano sul territorio. A patto che non si faccia finta di essere sordi, ciechi e muti.   

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