giovedì, novembre 16, 2017 Categoria: Cronache

Maria Geusa, un delitto punta estrema di un iceberg chiamato shaken baby syndrome

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di ALLAN FONTEVECCHIA

L’omicidio di Maria Geusa , due anni e sette mesi, avvenuto a Città di Castello nel 2004, è l’estrema punta di un iceberg che, di analisi in analisi, assume dimensioni che sconfinano oltre l’immaginato fino ad un momento prima. La causa della morte della bambina è stata indicata nella sindrome del bambino scosso,” Shaken Baby Syndrome”. Uno scuotimento violento che ha fatto seguito ad un abuso sessuale. Una morte per la quale un artigiano edile Giorgio Giorni ha avuto l’ergastolo e la madre di Maria, Tiziana Deserto, sedici anni di carcere. Il tutto è stato ricostruito da Alvaro Fiorucci nel libro “Shaken-la bambina che attraversò il portone del pianto-“ edito da Morlacchi.La SBS è tornata al centro di una rinnovata attenzione del mondo scientifico per iniziativa della Fondazione Terre des Hommes che da anni si occupa di abusi sui minori e di tutte le situazioni critiche che li riguardano. La conclusione di uno studio del 2016 è stata che la Shaken Baby Syndrome è una delle forme di maltrattamento più diffuse e  di maggiore complessità diagnostica. Tredici anni fa con il delitto della piccola Maria, probabilmente come si è detto, uno dei casi più terribili ed estremi. Proprio per intervenire  comunque e in ogni situazione prima che si compia l’irreparabile ( la morte è l’ultimo stadio di una catena di effetti spesso devastanti sui quali è difficile intervenire) la onlus ha organizzato con alcuni ospedali la prima campagna nazionale di prevenzione dei rischi commessi allo scuotimento del bambino (www.nonscuoterlo.it). La campagna che è rivolta ai genitori e a coloro che si occupano della cura dei bambini si avvale anche di uno spot che sarà diffuso  nelle tv e nei circuiti delle metropolitane. Lo spot ha il patrocinio del Garante Nazionale per l’Infanzia e di Pubblicità Progresso.   Ci sono i dati elaborati dal dossier di Tdh che ci spingono ad insistere su quanto il caso di Maria Geusa sia paradigmatico della situazione di oggi. Ecco le conclusioni del rapporto.

<<Negli ultimi cinque anni il numero di vittime minorenni di reati è passato dai 4.946 del 2011 ai 5.080 del 2015, secondo i dati Interforze elaborati per il nuovo Dossier della Campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato oggi alla Sala Zuccari del Senato. Si conferma il dato sulla prevalenza del sesso femminile tra chi subisce abusi e violenze: bambine e ragazze sono il 60%, ma diventano l’87% quando si tratta di violenze sessuali o il 91% dei minori entrati nel giro della produzione di materiale pornografico.

 Se in termini generali negli ultimi cinque anni il numero delle vittime di reati ha segnato un aumento del 3%, si registra un drammatico aumento a tre cifre nella pornografia minorile che tocca la vertiginosa quota del +543%. Nell’81% dei casi le vittime sono bambine e ragazze, ma l’aumento del trend prova anche che la pornografia minorile si conferma uno dei settori di sfruttamento dei minori che gode di maggiore richiesta sul mercato. Un incremento a tre cifre (+148%) è anche quello registrato dagli atti sessuali con minori di 14 anni, o minori di 16 nel caso di parenti stretti e affidatari: sono state 411 le vittime nel 2015, il 78% femmine.

 Segnano un calo negli ultimi 5 anni, le violenze sessuali e quelle aggravate, rispettivamente -26% e -31%, ma in termini assoluti (in tutto 908 minori nel 2015, per oltre l’82% femmine, pari a 770) costituiscono le tipologie con maggior numero di vittime dopo i maltrattamenti in famiglia (1.442, +24%) e la violazione degli obblighi di assistenza familiare (961, +9% sul dato 2011), dove la percentuale di femmine è abbastanza allineata all’altro sesso>>.

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