mercoledì, luglio 28, 2010 Categoria: Cronache

Minority report contro le morti sul lavoro

Di lavoro si muore un po’ meno,ma sempre più che nel resto del paese. Intorno al 45 per cento in più. Che significa:27 morti nel 2006, 19 morti nel 2007,15 morti nel 2008, 17 morti nel 2009.E il 2010 non promette niente di buono se può succedere, come è successo recentemente, che in Umbria tre vite si siano  spente in quattro giorni. Spente dalle insidie del lavoro. Ognuna in maniera diversa: un rumeno schiacciato da un tubo fatto di quintali di cemento dentro il cassone di un camion a Corciano ; una cinquantenne peruviana volta giù da una finestra in via dei Priori, nel centro di Perugia; un italiano martoriato dal suo trattore dalle parti di Petrignano d’Assisi. Ecco, l’analisi tecnico-scientifica di queste tragedie, una per una, potrebbe aiutare a capire che cosa è successo. Dove la falla è sistemica , dove è casuale, se di caso si può parlare, dove  c’entra la prevenzione, dove ha fallito la sicurezza, dove s’insidia l’imperizia se l’imperizia è da mettere nel conto. Sono state tre tragedie, una imparagonabile alle altre nella peculiare, terribile , dinamica con la quale la morte ha colpito sul lavoro. Non fosse altro per i settori interessati: edilizia comparto ad alto rischio e in difficoltà; servizi , settore in ripiegamento dove la popolazione straniera cresce giorno dopo giorno; apparante fai da te in tempi di crisi, di tagli, di stipendi che non bastano più.

Accertare come sono andate le cose e incrociare le risultante potrebbero dare un contributo di valore generale. Perché questo delle morti bianche è un mistero. Oppure sono solo parole di buoni propositi e di scarsa concretezza quelle che si sentono nei convegni,nei congressi,nei dotti vertici e  nelle troppe conferenze stampa indignate e ancora più spesso senza costrutto. In verità quasi sempre in ritardo e cioè  quando nei cantieri e nelle fabbriche c’è un lenzuolo a ricoprire un corpo ancora caldo ma  destinato al carro funebre. Ma non si può diffidare sempre e comunque. Non si può additare al baro se il gioco non appare  truccato. E il baro non sembra esserci nelle leggi perfettibili e di tanto in tanto perfezionate, nelle campagne dei sindacati, nei protocolli che impegnano istituzioni e imprese , nei corsi di formazione destinati a far crescere cultura e consapevolezza, nei controlli (forse ancora pochi e poco coordinati) opificio per opificio ( ma si può militarizzare il lavoro?) , negli investimenti in tecnologie che dovrebbero essere tecnologie salvavita. Però la catena delle morti bianche  si snoda per la sua strada dove continua a scorrere il sangue e la vita a spirar via. Questo è il problema . Dov’è il mistero? Dov’è l’inghippo?E’ una guerra persa ? Non può essere una maledizione divina o maligna. Non può essere destino. Forse serve una terapia  con dosi ancora più massicce di quei farmaci abbatti-rischio di cui si è detto. E se la sfida continua ad essere una sconfitta dietro l’altra, senza tregua, si faccia allora come in Minority Report. Si chieda aiuto all’informatica come all’informatica fa sempre più ricorso l’anticrimine. Ce l’ha spiegato Vincenzo Nigro su “La Repubblica “ del 27 luglio. Dunque c’è l’Ibm  che ha messo a punto un programma che si chiama CRUSH ,ossia Criminal Reduction Utilising Statistical History . A sentire gli esperti è un sistema che nutrito di informazioni appropriato è in gradi di portare la polizia sulla scena di un crimine prima che il crimine avvenga. Sono previsioni, è un calcolo di probabilità:dove una rapina, dove un omicidio, dove uno scippo, dove un furto d’auto. Analisi delle probabilità, pre-crimine.. Lo hanno sperimentato negli Usa e in Gran Bretagna.Buoni i risultati dicono,qualcosa si è sottratta alla criminalità. Che possa essere un  rimedio anche contro le morti bianche la predictive analisys ? Se niente giova…..per non arrendersi. Ma attenzione i dati immessi nel cervellone che macina byte come noccioline, devono essere dati certi, reali, veri. Con certe macchine non si bara, altrimenti si va da una parte e il crimine si verifica dall’altra. E ancora :e se anche questo fosse inutile?. Inutile perché? Ma perché nel mondo del lavoro i dati per essere sulla scena del crimine prima che il fatto succeda sono stati immagazzinati da anni e da anni hanno dato le loro indicazioni, le loro analisi predittive. Il problema è che si arriva sulla scena del crimine ancora in  ritardo comunque. E’ questo il mistero delle vite spente sotto il lenzuolo bianco.

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