Archivio della categoria “Cronache”

domenica, maggio 20, 2018 Categoria: Cronache

-IL DIVO E IL GIORNALISTA- le prefazioni dei piemme Cardella e Cannevale

Di ALLAN FONTEVECCHIA

“Mi auguro che almeno per il quarantennale del suo assassinio che cade il 20 marzo 2019, Mino venga ricordato per quello che è stato: un giornalista scomodo ammazzato per le notizie scomode che aveva da fonti certe e che pubblicava senza riguardo alcuno se non per la verità. Eppure, il suo nome non compare mai tra i nomi dei giornalisti uccisi per il loro lavoro”. E’ quanto chiede Fulvio Pecorelli, cugino di Carmine Pecorelli vittima di un agguato avvenuto a Roma il 20 marzo 1979 . Il processo per questo delitto,un caso irrisolto, si svolse a Perugia negli anni ’90 e viene ricostruito nel libro “Il Divo e il Giornalista – Giulio Andreotti e l’omicidio di Carmine Pecorelli,frammenti fi un processo dimenticato “, di Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno. Sul banco degli imputati, il sette volte presidente del consiglio dei ministri, l’ex magistrato Claudio Vitalone,i boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calò,accusati di essere i mandanti e il mafioso Angelo la Barbera e l’ex Nar della banda della Magliana Massimo Carminati accusati di essere gli esecutori materiali. La sentenza definitiva è l’assoluzione con formula piena per tutti. Tutti estranei all’omicidio. Il processo di Perugia però ha aperto uno squarcio sugli anni più bui,misteriosi e insanguinati attraversati dal nostro paese. Il libro di Fiorucci e Guadagno si apre con le prefazioni di Fausto Cardella, procuratore generale della repubblica di Perugia e Alessandro Cannevale, Procuratore della repubblica a Spoleto, che all’epoca sostennero la pubblica accusa. Di seguito alcuni estratti.

 

UNA STORIA INCOMPIUA

di Fausto Cardella

A cadavere ancora caldo, appena giungono sul posto gli inquirenti avvertiti da un giovane carabiniere di passaggio, che usa il gettone telefonico di cui, a quell’epoca, i carabi­nieri dovevano essere obbligatoriamente dotati, si capisce che il caso è difficile, troppi essendo i soggetti, i centri di potere, di affari e di affarismi che il giornalista aveva infa­stidito. Negli ultimi tempi, addirittura, si era dedicato con insistenza all’affaire Moro, il dramma che aveva sconvol­to la vita politica del Paese, fonte inesauribile di sospetti, allusioni, dietrologie.

Però, bisogna riconoscere che la lettura della collezio­ne di “OP” nel periodo marzo 1978 / marzo 1979 rafforza il convincimento che Carmine PECORELLI, grazie ai suoi collegamenti con apparati dei servizi di sicurezza, alla cono­scenza e frequentazione con alti funzionari dello Stato (mol­ti dei quali affiliati alla loggia massonica di Licio GELLI), utilizzasse le colonne del suo settimanale per lanciare ambi­gui messaggi, lasciando intendere di essere a conoscenza di in­quietanti retroscena o accreditandosi dinanzi ai lettori – forse a qualcuno in particolare – quale depositario di “riservatissi­me” informazioni.

Sta di fatto che “OP” è stato l’unico organo di stampa a pubblicare, nella fase del sequestro, alcune lettere di Moro ai propri familiari, lettere che erano state personalmente con­segnate da un funzionario della Presidenza del Consiglio alla moglie dello statista.

Grazie alle sue indiscusse “entrature” negli ambienti del Viminale e della Questura di Roma, Carmine PECORELLI era dunque riuscito a procurarsi copia di quel carteggio epi­stolare. Dunque, è lì, nel sequestro e nell’omicidio dell’uomo politico tra i più importanti del Paese, il movente del de­litto Pecorelli?

 L’ECLISSI

di Alessandro Cannevale

Nel ‘99, fuori dall’aula del pro­cesso, i vetri non li avevo. Così non mi azzardai a guardare il cielo, anche se era nuvolo, e più che lo spettacolo della natura contemplai lo spettacolo degli uomini, miei simili, persi nei loro volatili pensieri, accomunati da quell’espe­rienza di umili ammiratori del cosmo.

In quella maestà, in quel silenzio un po’ annoiato ma ri­spettoso, simile ai momenti di silenzio della messa cattolica – la riflessione sui propri peccati e, più tardi, la santa co­munione – in quella intensa fratellanza fra mortali protesi verso i corpi celesti, mi sentii piccolo e vergognoso. L’eclissi era ancora in corso, un blando e intempestivo tramonto ar­recava un lieve fastidio ai bioritmi di uomini e animali ma l’eclissi era finita, il sole era rimasto sempre al suo posto, tutto era già compiuto prima di compiersi: il ritorno della luce, la riconciliazione, la rassicurazione di un popolo scon­certato. Solo a distanza di molti anni si sarebbero riaffaccia­ti la polemica, l’acido sarcasmo, l’insinuazione velenosa e perfino l’accusa franca, ma nei luoghi a loro più congenia­li: sugli schermi cinematografici e televisivi, in catartiche e coraggiose opere di finzione, e ancora in qualche vignetta allusiva, graffiante, carica di civile indignazione.

Tutto questo pensavo o penso oggi, non ricevevo alcun messaggio dalle stelle. Del resto, come ho detto, non rivol­gevo lo sguardo verso di loro. Né loro guardavano me, que­sto è poco ma sicuro. Perché, contrariamente a quanto ha scritto un tizio che cercava un bel titolo per il suo romanzo, le stelle non stanno a guardare, non hanno motivo di farlo: sanno già tutto e nulla le interessa.

martedì, marzo 13, 2018 Categoria: Cronache

Andreotti, Pecorelli, la mafia, la banda della Magliana e il mondo che cambia

il-divo-e-il-giornalistadi CARLO PIOVENE

La centralità del memoriale segreto di Aldo Moro, sequestrato dopo lo sterminio della sua scorta in via Fani il 16 marzo 1978, come movente di un  delitto rimasto irrisolto tra misteri e depistaggi.Una singolare  rilettura  dei fatti  collocati per la prima volta in un contesto   che si dipana in  una ventina di anni  che vedono  la  strage di piazza Fontana e le altre bombe  del terrorismo neofascista infiltrato dai servizi segreti deviati, gli agguati mortali delle Brigate Rosse, la scelta bellicista di Cosa Nostra , dalle stragi Falcone e Borsellino al tritolo in via dei Georgofili a Firenze. Read more…

domenica, febbraio 25, 2018 Categoria: Cronache

“Il divo e il giornalista” : in un libro il processo dimenticato che racconta la notte della repubblica .

copertinaquartacopertinadi ALLAN FONTEVECCHIA

La palestra di un carcere in costruzione a Perugia  è l’aula di giustizia dove vengono processati  sei imputati eccellenti della politica, di Cosa Nostra e della Banda della Magliana. E’ l’omicidio di un  giornalista al dentro delle cose riservate che scrive  , Carmine Pecorelli, detto Mino,direttore del settimanale “OP” a inguaiare il  più volte capo del governo Giulio Andreotti, il magistrato prestato alla politica Claudio Vitalone, il boss Gaetano Badalamenti, il picciotto Angelo La Barbera, l’inviato della mafia nella capitale Giuseppe Calò, il neofascista nei ranghi della Banda della Magliana  , Massimo Carminati. Al di la delle vicende personali, il  processo, per essere stato  lo specchio dei misteri che hanno insanguinato una lunga stagione della democrazia italiana, ha un valore storico del quale è doveroso conservare memoria. Read more…

sabato, dicembre 16, 2017 Categoria: Cronache

Rapporto Unicef sulla violenza minorile nel mondo

62630f9f-461d-47bc-be26-213f0dfd87c8Un impressionante numero di bambini – a cominciare da neonati di pochi mesi – subiscono esperienze di violenza, spesso causate proprio da chi dovrebbe prendersi cura di loro. E’ l’allarmato commento di Iva Catarinelli, della presidente dell’Unicef dell’Umbria ai  ai dati del rapporto 2017 del Fondo Mondiale  per l’infanzia delle Nazioni Unite. «I danni inflitti ai bambini, in tutto il mondo, sono davvero preoccupanti» commenta Cornelius Williams, Responsabile dei programmi per la Protezione dell’infanzia dell’UNICEF.«Dai neonati che vengono schiaffeggiati sul viso ai ragazzi e alle ragazze costretti a subire abusi sessuali, agli adolescenti assassinati nelle loro comunità – la violenza contro i bambini non risparmia nessuno e non conosce limiti.» A livello globale, tre quarti dei bambini tra i 2 e i 4 anni – circa 300 milioni in tutto – subiscono in casa aggressioni psicologiche e/o fisiche da coloro che se ne dovrebbero prendere cura. Circa 60% dei bambini di un anno di età, nei 30 Stati per i quali sono disponibili tali statistiche, sono regolarmente vittime di un’educazione violenta: circa un quarto di essi viene abitualmente strattonato per punizione, e 1 su 10 viene schiaffeggiato o colpito sul volto, alla testa o sulle orecchie. Read more…

giovedì, novembre 16, 2017 Categoria: Cronache

Maria Geusa, un delitto punta estrema di un iceberg chiamato shaken baby syndrome

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di ALLAN FONTEVECCHIA

L’omicidio di Maria Geusa , due anni e sette mesi, avvenuto a Città di Castello nel 2004, è l’estrema punta di un iceberg che, di analisi in analisi, assume dimensioni che sconfinano oltre l’immaginato fino ad un momento prima. La causa della morte della bambina è stata indicata nella sindrome del bambino scosso,” Shaken Baby Syndrome”. Uno scuotimento violento che ha fatto seguito ad un abuso sessuale. Una morte per la quale un artigiano edile Giorgio Giorni ha avuto l’ergastolo e la madre di Maria, Tiziana Deserto, sedici anni di carcere. Il tutto è stato ricostruito da Alvaro Fiorucci nel libro “Shaken-la bambina che attraversò il portone del pianto-“ edito da Morlacchi.La SBS è tornata al centro di una rinnovata attenzione del mondo scientifico per iniziativa della Fondazione Terre des Hommes che da anni si occupa di abusi sui minori e di tutte le situazioni critiche che li riguardano. La conclusione di uno studio del 2016 è stata che la Shaken Baby Syndrome è una delle forme di maltrattamento più diffuse e  di maggiore complessità diagnostica. Tredici anni fa con il delitto della piccola Maria, probabilmente come si è detto, uno dei casi più terribili ed estremi. Read more…

sabato, ottobre 28, 2017 Categoria: Cronache

SONIA,BARBARA E GLI ALTRI COLD CASE AL FEMMINILE

sonia di ALLAN FONTEVECCHIA 

A volte il tempo è capace di generare dei sincronismi utili all’approfondimento e alla riflessione a più voci su uno o più temi anche quando non c’è nulla che ti mette  in attesa di una contestualità imprevista. E’ il caso della sentenza che ha stabilito che Sonia Marra, trentenne di Specchia scomparsa undici anni fa è stato un omicidio seguito dall’occultamento del cadavere . E  ha riportato la sparizione della giovane nello stagno dei casi irrisolti. La sentenza ha mandato assolto per non aver commesso il fatto l’imputato Umberto Bindella il trentenne  che aveva conosciuto la ragazza al Centro Mater Grazie che la Curia di Perugia ha nella zona di Monte Morcino. Unica pista seguita, scartate tutte le altre di una qualche suggestione. Il sincronismo è nel fatto che la pronuncia della Corte d’Assise c’è stata il 27 ottobre 2017 e cioè il giorno prima dell’ottavo anniversario di un’ altra misteriosa sparizione, quella di Barbara Corvi, una trentaseienne di Amelia in provincia di Terni. Read more…

martedì, ottobre 17, 2017 Categoria: Cronache

“Shaken” e il paradigma degli abusi sui minori

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Di Mario Mariano (TefChannel)

 “È stato il libro più difficile della mia vita”, Alvaro Fiorucci, giornalista che ha raccontato per la Rai quarant’anni di cronaca nera e giudiziaria  in Umbria, non ha dubbi: “Ho scritto un libro sull’omicidio della piccola Maria Geusa perché non possiamo ne dobbiamo dimenticare un omicidio terribile. E come è successo per tanti delitti efferati non aiuta le comunità nei quali i fatti si sono verificati voltare pagina ad ogni costo, senza farci i conti, senza porsi domande. Archiviare alla svelta è come nascondere la polvere sotto il tappeto. Read more…

giovedì, settembre 14, 2017 Categoria: Cronache

L’omicidio di Noemi e il paradigma di un femminicidio

fiorucci_copertina_defEra evitabile l’omicidio della  sedicenne di Specchia massacrata a pietrate dal fidanzato diciassettenne? La madre aveva denunciato situazioni evidenti ed effetti  indiscutibili di un comportamento  terribilmente violento. Tanto violento da non poter non mettere nel conto il precipitare nell’assassinio brutale che è questa terrificante esemplificazione di un femminicidio. La denuncia , a quanto pare, invece  non avrebbe  prodotto   neppure l’avvio di tentativi di tutela  immediata. Ci sarebbe  stata  inadeguatezza   dove sarebbero servite tempestività ed efficacia. Perché? Non sono all’altezza del male  le norme di legge  scritte per  fermarlo? Ci sono stati disattenzione, trascuratezza, errori di valutazione e  omissioni e quindi ci sono responsabilità personali? Il contesto nel quale i due giovani e le loro famiglie si muovevano, sapeva , vedeva, ma si è voltato dall’altra parte ? Servono subito delle risposte chiare. Perchè questa denuncia inascoltata  gela ogni ottimismo di quanti sono impegnati ogni giorno  di fermare l’ondata di violenza che si abbatte sulle donne . Nei dibattiti che hanno fatto seguito alle presentazioni del libro “Il sangue delle Donne- trenta anni di femminicidi in Umbria “- tutti  gli interventi finivano lì: educazione  nelle famiglie e nelle scuole, partecipazione attiva delle collettività, tutela delle ptutti  gli interventi finivano lì: educazione, nelle famiglie e nelle scuole, partecipazione attiva delle collettività, tutela delle potenziali vittime e di chi denuncia i violenti, inviti alla liberazione da ogni condizione di soggezione. Read more…

venerdì, agosto 18, 2017 Categoria: Cronache

Presidio del territorio,presidio del web contro la jihad

img_0518Che fare? Questa è una guerra che non si vince con le armi che si usano nelle guerre che  conosciamo per un ricordo recente o perché le stanno combattendo adesso e le abbiamo ogni giorno davanti agli occhi. E non perché le armi di chi attacca siano non convenzionali e siano molto più semplicemente e tragicamente un fai da te altamente nocivo. Ma perché gli attacchi non vengono portati secondo tecniche militari apprese nelle accademi o nei campi di addestramento . Superato un breve e non sempre necessario tirocinio ,mitragliatori,razzi,  bombe , si spostano in un non luogo dove questo esercito di nuova generazione non ha eretto fortificazioni ma ha dislocato le sue potenti armi nformatiche.

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