venerdì, agosto 19, 2022 Categoria: Senza categoria

La Volpe: un sindaco contro il pizzo quando racket era una parola sconosciuta

Gli anni ’70 sono agli sgoccioli e Bastia Umbra è tra i comuni italiani con il più alto reddito pro-capite. Sono il commercio e l’artigianato a distribuire tanta ricchezza tra i suoi cittadini. La camorra e i suoi derivati locali lo sanno. Conoscono anche il modo di fruttare al meglio per loro tornaconto la situazione. Con il pizzo, ovviamente. Le vittime del ricatto sono già diverse, ma nessuna fiata. Tocca al sindaco, Alberto La Volpe, socialista per cultura e giornalista per mestiere, squarciare il velo  di silenzio che più che di omertà sa di tirare a campare senza noie. Dallo scranno più alto dell’assemblea municipale ripetutamente avverte gli altri politici del rischio dell’inquinamento economico e sociale e chiama  coloro che sanno alla mobilitazione: ribellatevi alle intimidazioni , denunciate, segnalate, non vi lasceremo soli. Compare così una figura che si considera , sbagliando, propria di altri contesti  e presente ad altre latitudini. La figura  di chi mette faccia e impegno personali nella non facile operazione di frantumare  sul nascere  i piani, piccoli o grandi che siano, della criminalità organizzata. Insomma, un sindaco antiracket. Alberto La Volpe è nato a Napoli, ma dal 1963 è a Roma,  alla Rai. Con Biagio Agnes e  Sandro Curzi fa nascere il tg3, poi passa agli speciali del Tg1, quindi  va a dirigere il tg2. Non è un mezzobusto, è uno che fa funzionare la macchina. Ancora qualche anno e nel 1994 entra in Parlamento con i Progressisti, deputato e più volte sottosegretario. Per dieci anni, dal 1970 al 1980, è sindaco di Bastia Umbra, un ruolo che svolge senza abbandonare l’attività giornalistica. È dalla primavera del 1976 che ogni tanto una vetrina di negozio viene fatta a pezzi o un ingresso di azienda prende fuoco. Succede anche che spesso tra posta ci siano lettere strane  e che al telefono si ascoltino voci contraffatte che propongono e impongono. Sono in pochi a farlo, ma qualcuno denuncia gli anonimi che offrono protezione  per tenere lontano i guai che altrimenti sicuramente arriveranno. C’è dunque all’opera un racket, forse spinto da quei dati della Banca d’Italia che, poco tempo prima,  hanno descritto una città ricca. E c’è come una cappa che incombe su una buona fetta dell’economia. I carabinieri indagano e chiedono la collaborazione della gente, di vittime e di eventuali testimoni. Sarebbero più di venti i commercianti sotto scacco.  Serve un tramite  che faccia da ponte tra la giustizia e le vittime che pagano in silenzio . Il sindaco Alberto La Volpe analizza la situazione, ne intuisce la pericolosità, si spende  come può. Interventi in  Consiglio comunale, assemblee con le categorie a rischio. Dai palazzi della regione, si fa sentire il presidente Germano Marri: ”Il fenomeno esiste da tempo, ma è difficile raccoglierne le prove perché la paura impone di tacere; invece bisogna  reagire con fermezza”. È dunque partita una campagna inedita , una  sorta di prima  controffensiva delle istituzioni contro un nuovo nemico. La campagna è convincente, evidentemente. In pochi mesi gli inquirenti acquisiscono gli elementi necessari per identificare l’intero gruppo degli estorsori . Sono una quindicina e tutti giovanissimi. Sono, per la gran parte, figli di soggiornanti obbligati o di detenuti  provenienti dalla Campania. Figli di un ambiente difficile con in testa  l’idea che  l’ arricchimento facile  , con  l’emulazione dei più grandi, non è un miraggio. Arrestati ,alcuni confessano, altri negano. Ci saranno condanne e assoluzioni. La cappa che aveva sorpreso,  ammutolito e indignato  una comunità intanto si è allontanata. Alberto La Volpe è morto il 16 maggio 2017. Aveva 83 anni.

( da Il Messaggero)

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