lunedì, settembre 19, 2022 Categoria: Senza categoria

Esaminati dalla Commissione Antimafia i grandi casi irrisolti: da via Poma al Mostro di Firenze, dalla morte di Narducci a quella di Pantani.

Trentasette anni dopo, i fascicoli sulle  controverse cause della   morte del medico perugino Francesco Narducci,  inglobati in quelli più antichi sugli otto duplici omicidi del Mostro di Firenze, sono finiti tra le carte di una delle sezioni, la nona, della Commissione Parlamentare Antimafia. Come del resto anche le altre vicende criminali considerate con troppi buchi neri, hanno dato mesi di lavoro ai commissari, a cominciare da via Poma e il caso irrisolto dell’assassinio di Simonetta Cesaroni, ai dubbi intorno  all’improvvisa e misteriosa fine di un campione, Marco Pantani. La relazione  conclusiva  di questo corposo capitolo è stata approvata all’unanimità. Non se ne conosce l’esito perché l’attività  dell’intera Commissione è stata interrotta dalla fine della legislatura e quindi manca il via libera complessivo e definitivo. La nona sezione è  stata presieduta dall’onorevole Stefania Ascari e si è avvalsa della consulenza di magistrati, agenti degli apparati investigativi, storici e periti di varia specializzazione.  Questo riesame ha dunque di nuovo affiancato due inchieste- Procura di Perugia e Procura di Firenze- che  per un lungo periodo lo furono anche per le indagini congiunte che contemporaneamente cercavano di individuare i mandanti dei killer dei ragazzi toscani e  le ragioni della scomparsa del gastroenterologo che nelle ipotesi investigative sarebbe stato eliminato l’ 8 ottobre 1985 all’isola Povese sul lago Trasimeno proprio per una qualche attinenza con l’ambiente che avrebbe ordinato gli agguati alle giovani coppie. Poi le inchieste si separarono con destini diversi : nuovi indagati ,nuovi sospetti, una serie di proscioglimenti e nulla di fatto, al momento, a Firenze; a Perugia,  un decreto di archiviazione per omicidio ad opera di ignoti e una sentenza di proscioglimento- perché il fatto non sussiste o per prescrizione dei reati rimasti in piedi – dei ventidue indagati per il presunto complotto  che sarebbe stato ordito per mascherare da disgrazia o da suicidio un presunto assassinio. I commissari dell’antimafia nei mesi scorsi avrebbero sentito alcuni soggetti mai entrati nelle indagini e persone che invece risultano più che conosciuti dagli inquirenti. Sulla loro identità solo poche indiscrezioni. Per il cosiddetto” caso Narducci “, sarebbero stati interrogati, tra gli altri,  il filoso massone Giuliano Di Bernardo che dopo aver guidato il Grande Oriente d’Italia ha fondato la Gran Loggia Regolare d’Italia, l’esperto di religioni e di esoterismo Massimo Introvigne, due dei massacratori del Circeo, Angelo Izzo e Gianni Guido. Precedenti  dichiarazioni di Angelo Izzo che indicavano un collegamento con la scomparsa da Tai del Cadore di Rossella Corazzin nel 1975 , sono state archiviate perché prive di fondamento. A un’altra decina di persone- della zona del Trasimeno e a suo tempo tra i testimoni delle inchieste o residenti nel perugino e mai ascoltate dagli investigatori- sarebbero stati chiesti degli elementi di riscontro di natura ambientale. Sul fronte fiorentino sembra certo che nell’elenco delle nuove audizioni ci sia anche quella di Giampiero Vigilanti, noto alle cronache come “Il legionario” , iscritto nel registro degli indagati recentemente, nel 2017. Alla fine del 2020 le indagini sul suo conto sono state archiviate: nessun riscontro alle sue affermazioni. Esperto di armi, possessore di una Beretta Calibro 22 ha dichiarato di aver conosciuto Pietro Pacciani ei  “compagni di Merende” condannati per quattro degli otto duplici delitti del Mostro. Ha 93 anni e vive in una casa di riposo. Ha  dichiarato ad alcuni settimanali di aver incontrato più volte Francesco Narducci. Affermazione senza riscontri. Come le altre.

( da Il Messaggero  del 19 settembre 2022)

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