lunedì, agosto 11, 2014 Categoria: Cronache

Le lettere di Luigi Chiatti come i messaggi del Mostro

il-caccaitore-di-bambini-2Di Allan Fontevecchia

“ Gli tenevo la mano sulla gola , mi vergognavo del suo sguardo e non sapevo come ucciderlo. Aveva visto la casa, aveva visto anche me , non l’avevo incappucciato, quindi poteva parlare e dire qualcosa. Dopo queste considerazioni ho provato a togliergli il dolore e ho stretto prima una mano sulla gola , stavolta per ucciderlo poi tutte e due”.
E’ così che Luigi Chiatti racconta al sostituto procuratore Michele Renzo, dopo aver ammazzato anche Lorenzo Paolucci, 10 anni, come divenne assassino per la prima volta martirizzando Simone Allegretti che di anni ne aveva quattro. La confessione integrale è la parte centrale di <<Il cacciatore di bambini- biografia non autorizzata del Mostro di Foligno >> un libro- inchiesta edito da Morlacchi. Il tono del geometra è monocorde, freddo, senza emozioni, distaccato, come se narrasse cose che non gli appartengono.
E il tono è accompagnato- lo si è visto durante i due processi, ergastolo in Assise di primo grado, 30 anni all’appello – da  gestualità , posture, comportamenti conseguenti: ordinato, composto,proprietà di linguaggio, modi educati, ragazzo di buona famiglia, le mani mosse solo per le indispensabili sottolineature di  atrocità raccontate.
E’ lo stesso senso di estraneità che <<Il cacciatore di bambini>> ritrova, per esempio, nei racconti dei suoi sogni. Uno ricorrente: “  sono in treno e arriva il controllore. Mi nascondo sotto il sedile perché non avevo né i soldi ,né la carta d’identità.. sono sul treno una carrozza che tutto d’un tratto si spezza e io mi spezzo con la carrozza: sono squartato e mi sveglio atterrito”.
E’ il nove agosto 1993 quando i primi tratti del profilo di Luigi Chiatti venivano tracciati dagli inquirenti. E’ agghiacciante come oggi, agosto 2014, ventuno anni dopo le lettere all’ex compagno di cella e pubblicate dal quotidiano “Libero” appaiano immediatamente e con grande evidenza , opera del Luigi Chiatti di allora ,del freddo reo confesso dei delitti del Mostro di Foligno.
Non c’è  differenza- almeno questo è quello che appare-  tra la pacatezza apparente con la quale allora  il geometra confessò, raccontò la sua vita, la realtà, i progetti, le fantasie, i sogni.
Non si evidenziano, almeno così a distanza, differenze sostanziali tra quelle narrazioni  riportate nel << Cacciatore di bambini- biografia non autorizzata del Mostro di Foligno>>  e  i racconti dei sogni più recenti.
Il linguaggio è lo stesso. La scrittura è piana. Lo scrivente appare senza emozioni. Questo almeno è quello che traspare. O che vuol far trasparire. 
Eccone un brano di una delle lettere più recenti : “Sono sul corridoio di sezione con mia madre e altri detenuti e ho con me le forbicine piccole della Chicco. Ci sono nel corridoio dei capi di bestiame (mucche, credo). Con meticolosità le dobbiamo fare a pezzi piccoli (privati di carne e grasso), non c’è spargimento di sangue”.
Ancora da Libero:” “Chiatti sogna spesso animali – dice l’amico – Come lo scorso 21 luglio quando dice, in una lettera, di vedere “un coniglio scuoiato. Sembra già cotto, come lessato, tagliato per lungo a metà. Lo faccio a pezzi con le mani e lo metto in un contenitore di media grandezza, di plastica”.
Lo vedete:  sembra la prosecuzione di un sogno che aveva raccontato tanti  fa: quello del treno spezzato raccontato nel libro di Alvaro Fiorucci.
E c’è anche un’altra frase a confermare questo tempo congelato.
E’ quella  con la quale Luigi Chiatti parla con l’amico Sergio del futuro:” …perché tutti devono aver il diritto ,una volta tornati alla vita normale di essere seguiti. E non solo per essere controllati , ma per essere aiutati a non cadere più”. Sono gli stessi coincetti che Luigi Chiatti esprimeva nei messaggi del Mostro di Foligno  fatti ritrovare alla polizia.
Da “ Il cacciatore di bambini”: “la richiesta di aiuto che sta in testa al primo messaggio si riferisce ai miei numerosi problemi di inserimento e di solitudine. Chiedendo aiuto ho cercato di far capire che io avevo comunque dei seri problemi e che non ero un omicida per piacere”.

Un commento to “Le lettere di Luigi Chiatti come i messaggi del Mostro”

  1. roby fiasconaro ha detto:

    La vita di Luigi Chiatti era una vita monocorde come quella del Mostro di Firenze.Infatti si erano conosciuti tanti anni prima.

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