martedì, marzo 13, 2018 Categoria: Cronache

Andreotti, Pecorelli, la mafia, la banda della Magliana e il mondo che cambia

il-divo-e-il-giornalistadi CARLO PIOVENE

La centralità del memoriale segreto di Aldo Moro, sequestrato dopo lo sterminio della sua scorta in via Fani il 16 marzo 1978, come movente di un  delitto rimasto irrisolto tra misteri e depistaggi.Una singolare  rilettura  dei fatti  collocati per la prima volta in un contesto   che si dipana in  una ventina di anni  che vedono  la  strage di piazza Fontana e le altre bombe  del terrorismo neofascista infiltrato dai servizi segreti deviati, gli agguati mortali delle Brigate Rosse, la scelta bellicista di Cosa Nostra , dalle stragi Falcone e Borsellino al tritolo in via dei Georgofili a Firenze. E poi per completare il contesto nazionale e internazionale: l’allontanamento del Pci da ogni prospettiva di governo, la P2 ,Gladio, tangentopoli, la fine dei partiti tradizionali e della cosiddetta prima repubblica,da una parte; il crollo del muro di Berlino,la dissoluzione dell’Urss e dei partiti comunisti occidentali, dall’altra. Il libro “Il divo e il giornalista- Giulio Andreotti e l’omicidio di Carmine Pecorelli: frammenti di un processo dimenticato “ di Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno ( Morlacchi Editore) ricostruisce le fasi salienti delle indagini dopo l’agguato mortale  del 20 marzo 1979  in via Orazio a Roma vicino alla redazione del settimanale “OP” diretto dal pubblicista di origini abruzzesi  e  i momenti più significativi del dibattimento con sei imputati eccellenti : il sette volte capo del governo Giulio Andreotti, il magistrato e senatore Claudio Vitalone, i mafiosi Gaetano Badalamenti, Pippo Calò e Angelo la Barbera , e l’ex Nar nei ranghi della banda della Magliana Massimo Carminati .Sono stati tutti assolti , ma la Corte di Cassazione ha stabilito che la pista seguita dai pubblici ministeri perugini  praticamente non aveva alternative. La ragione di un contesto tanto piano : è il ricorrere degli stessi nomi, degli stessi rapporti tra politica e criminalità organizzata , del perpetrarsi di un certo modo oscuro di operare degli apparati dello Stato. L’omicidio di Mino Pecorelli, un giornalista scomodo perché scriveva quello che veniva a sapere e le sue fonti erano sempre di prima mano, dentro gli stessi organismi dello stesso e a volte anche dentro le organizzazioni criminali. Pecorelli sapeva ed è stato ucciso perché sapeva troppo .E forse stava per sapere qualcosa che assolutamente non doveva conoscere degli scritti di Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse. Nel volume il  procuratore generale di Perugia Fausto Cardella e il procuratore capo di Spoleto Alessandro Cannevale, all’epoca del processo che si svolse all’interno della palestra del carcere di Capanne ancora in costruzione, sui banchi dell’accusa, a firmano  due interessanti prefazioni con  inedite analisi di quei giorni. Il  libro di Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno è in sostanza, una sorta di specchio della lunga notte Italiana che va dalla fine degli anni sessanta ai primi degli anni novanta . Immagini che gli autori hanno voluto recuperare perché non si perda la memoria di un processo che troppo rapidamente è finito nel cestino delle cose da dimenticare dopo che tutto è stato semplificato nella parola “assoluzione”.

 

Il volume verrà presentato in anteprima sabato 17 marzo 2018 alle 18 nel Palazzo del Capitano del Perdono di Santa Maria degli Angeli nell’ambito di Trame rassegna di letteratura gialla.  Coordinerà Valter Vecellio , giornalista del tg2 della Rai. Il 20 aprile grande iniziativa di confronto sull’intera vicenda all’Archivio di Stato di Perugia alla quale interverranno tra gli altri Fausto Cardella e Alessandro Cannevale.  

 

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