venerdì, giugno 7, 2019 Categoria: Cronache

Il Mostro del Circeo ,la ragazza scomparsa a Cortina, la villa sul Trasimeno : decide Perugia

di CARLO PIOVENE

La scomparsa di Rossella Corazzin (Tai di Cadore , 21 agosto 1975) , il Mostro del Circeo (30 settembre 1975) e  la misteriosa morte di Francesco Narducci ( 8 ottobre 1985) : è prevista per i primi giorni di luglio l’udienza  fissata  per  decidere se archiviare ( come ha chiesto un  anno fa la Procura della Repubblica di Perugia) il raccontato (12 agosto 2015) di Angelo Izzo (due volte  ergastolano per il massacro del Circeo e per il più recente massacro di Ferrazzano) sul sequestro e l’assassinio della giovane bellunese. Secondo Angelo Izzo al delitto parteciparono, oltre a lui, altre 10 persone, quattro delle quali ora decedute. Rossella Corazzin fu presa a Cortina, portata, prima, in un appartamento di Riccione e, poi trasportata  nella villa di Francesco Narducci, a san Feliciano sul Trasimeno in provincia di Perugia dove nel corso di una sorta di rito satanico, – sempre secondo il racconto di un pluriomicida con la propensione a farsi protagonista di fake news sui grandi fatti di cronaca) – fu  violentata e uccisa e poi fatta scomparire in qualche nascondiglio della zona. Per la localizzazione dei reati più gravi la competenza è di Perugia.

Il medico perugino morì nel lago: annegamento per disgrazia secondo  una prima inchiesta. Uno strangolamento a opera di ignoti, secondo il decreto di archiviazione sollecitato dallo stesso pubblico ministero Giuliano Mignini che nel 2002 aveva riaperto il fascicolo avviando una complessa serie di accertamenti. Con un’inchiesta parallela poi, aveva dato seguito al forte sospetto di un grande depistaggio orchestrato anche da uomini delle istituzioni e appartenenti alla massoneria, per impedire che si scoprissero i supposti collegamenti con i delitti del Mostro di Firenze. I ventidue indagati in questa seconda fase investigativa sono stati prosciolti definitivamente con varie formule (per non aver commesso il fatto; perché il fatto non sussiste) tra le quali la prescrizione dei reati.Fatti raccontati da Alvaro Fiorucci in “48 small- il dottore di Perugia e il mostro di Firenze -(Morlacchi editore). 

La Procura della repubblica di Perugia, ricevuto da Belluno,  il fascicolo con le dichiarazioni di Angelo Izzo, dopo alcune verifiche ha chiesto al Tribunale di archiviare tutto perchè il racconto del Mostro del Circeo è- secondo i piemme- privo di riscontri idonei e perché l’ergastolano è soggettivamente inattendibile e non credibile per le numerose volte che è stato condannato per calunnia. Oltre ad essere un feroce assassino. Una verifica con esito negativo ( la presenza di Francesco Narducci a Cortina compatibile con la scomparsa  di Rossella Corazzin) è stata fatta anche dal sostituto Mignini quando, appunto,  indagava sulla morte del medico . Il primo a collegare con una sua ipotesi  i due fatti è stato un giornalista, Roberto Fiasconaro, che nel 2004 ha visto come collocabile nelle attività rituali delle sette un possibile movente del rapimento. Ipotizzando anche un  coinvolgimento di Francesco Narducci che – come supposto dall’inchiesta collegata sui delitti del Mostro di Firenze- avrebbe avuto pratica di questa ritualità violenta.

Ecco, Roberto Fiasconaro potrebbe essere stata una ottima lettura per Angelo Izzo.       ;

Una parente di Rossella Corazzin  si oppone e come abbiamo visto vuole che la testimonianza di Angelo Izzo venga approfondita. Per il difensore di parte civile Antonio Maria La Scala ci sono sei buone ragioni dare credito al detenuto.

Sostanzialmente queste. La descrizione della ragazza oggetto di sevizie corrisponde a quella della ragazza scomparsa; per il sequestro sarebbe stata utilizzato un Land Rover e c’è una testimone che racconta di una ragazza rannicchiata dentro una campagnola dello stesso colore e allo stesso modo targata Venezia il giorno della sparizione; a Cortina nell’estate del 1975 a Cortina c’era anche Gianni Guido  ( un altro del massacro del Circeo) che ora Izzo chiama in causa per l’assassinio della Corazzin; risultata che la famiglia di un altro soggetto coinvolto aveva in effetti nella propria disponibilità un appartamento dove la sequestrata  sarebbe stata loro prigioniera per alcuni giorni; Izzo riconosce tra diversi filmati quello che rappresenta la villa della famiglia Narducci sul Lago Trasimeno ;  la  terribile fine della ragazza bellunese nel racconto di Izzo segue lo schema che poi si ripeterà un mese dopo al  Circeo con Rosaria Lopez e Donatella Colasanti ( che si salvò fingendosi morta).

Per questo la parte civile dice no all’ archiviazione e chiede che si facciano accertamenti sulle Land Rover e sulle Campagnola in circolazione in quel terribile anno e che nella villa appartenuta ai Narducci si facciano perquisizioni e accertamenti scientifici alla ricerca di  materiali biologici. Dunque la difesa ritiene nel complesso attendibili e dotate di una certa credibilità le dichiarazioni di Angelo Izzo e chiede di contestargli, come ad altre sei persone da lui chiamate in correità, i reati di omicidio volontario e di soppressione di cadavere. Nei primi giorni di luglio- se non ci saranno rinvii- la decisione del giudice dell’udienza preliminare.

A proposito della villa di San Feliciano: durante l’inchiesta bis sulla morte di Francesco Narducci, a fronte del fatto che da decenni quel fabbricato era abitato da altre perone, di un sopralluogo in un pozzo, e di altri accertamenti negli scantinati e nel giardino, gli inquirenti valutarono l’inutilità- in quella fase investigativa- di approfondimenti ulteriori più incisivo.

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