domenica, giugno 30, 2019 Categoria: Cronache

Girasole o dell’insostenibile lentezza della giustizia

La storia che ha scalato le  classifiche dei casi più rappresentativi dell’insostenibile lentezza della giustizia comincia all’alba del 9 aprile 2001 con un elicottero che romba sui tetti di Perugia e con le sirene di auto in grande quantità  che tirano giù dal letto la città intera. L’elicottero è alla caccia di un paio di malviventi fuggiti via dalla finestra. Le auto trasportano 105 indiziati appena ammanettati. E’ la prima puntata. La seconda arriva dopo un anno, a settembre, quando il conto degli arrestati cresce di una novantina di soggetti.E’ un successo questo della DDA e del Ros dei carabinieri che fa scalpore. L’uno-due ( Girasole 1 e 2 è denominata la doppia operazione) degli inquirenti ha smantellato un’associazione di mafiosi albanesi, russi, ucraini e di italiani legati alla camorra e alla ‘ndrangheta. Guadagni da contare in milioni di euro, con il traffico dai paesi dell’est di chili di cocaina  e di decine donne destinate alla schiavitù della prostituzione nei night o per strada. Comprate, vendute, ricattate, violentate:  forse tre di loro ammazzate e i cadaveri nascosti, racconta un pentito. Ipotesi da prendere sul serio perché tutto è nato da una costola dell’inchiesta sull’assassinio di una giovane russa che si era ribellata alla segregazione e allo sfruttamento. Ipotesi rimasta senza riscontri. Una mazzata in due round inferta al crimine organizzato  transnazionale, sintetizzano i media europei. Fatto il grande blitz che ha travolto banditi incalliti e rispettabili professionisti la macchina che in tre anni- un tempo relativamente breve- ha prodotto questi numeri da record però si imballa e comincia a girare su se stessa. Senza avanzare. Non riesce a trasformare il knockout in quella vittoria rapida e certa fatta intravedere dalle premesse investigative. Non ci riesce perché la nostra storia resta sospesa, per questioni endogene al sistema, per venti anni: giugno 2019, un primo verdetto deve essere ancora scritto. Per farsi un’idea dell’eccezionalità: Catanzaro, per piazza Fontana, ha definito il primo grado a dieci anni dalla strage.Quanti anni di attesa, se necessario, per il secondo e il terzo e definitivo grado di giudizio? I più ottimisti dicono almeno altri cinque. Come dire che la verità giudiziaria sarà scritta allo scadere del quarto di secolo dalle prime indagini. Dopo un quarto di secolo le vittime avranno giustizia. Quando fuori dall’aula si sarà persa ogni memoria dell’inchiesta, dei reati, dei protagonisti e un’intera generazione non avrà cognizione di fatti criminali importanti che hanno percorso la società nella quale è cresciuta. Insostenibile lentezza della giustizia, appunto. Riassunta come segue. Solo il 2 marzo 2017, a sedici anni dalla chiusura delle indagini, e dopo cinque  di discussione è finita l’udienza preliminare. Tempi micidiali e non solo in senso figurato:12 imputati, infatti, sono morti, più di uno di vecchiaia come . La troppo lunga attesa ha sbriciolato, con la prescrizione, 28 capi d’accusa. Così 127 inquisiti sono stati prosciolti . Una condanna e quattro assoluzioni con il rito abbreviato. 64 posizioni sono state stralciate e seguiranno un’altra strada che finirà chissà quando.

( da IL MESSAGGERO DEL 30 GIUGNO 2019

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