domenica, maggio 10, 2020 Categoria: Cronache

100 delitti : l’Umbria in mezzo secolo di storia italiana .

IL GOOGLE DELLA CRONACA

di Allan Fontevecchia

Se leggerete questo libro “100 delitti-l’Umbria in mezzo secolo di cronaca italiana ” di Alvaro Fiorucci  ( Morlacchi editore, presto nelle librerie) è perché avete un qualche interesse per quel pezzo particolare di  storia che viene scritta giorno dopo giorno dai fatti di cronaca che non chiamerete cronaca nera. Perchè siete consapevoli che il racconto di fatti di sangue e di malaffare in genere è  semplicemente la cronaca del nostro vivere quotidiano senza colori e senza aggettivi. Un grande crimine dalle mille implicazioni come un delittaccio da risolvere in un amen  ci danno un mare di informazioni:politica, psicologia, sociologia, economia, medicina,sentimenti, paura,coraggio, eroi e vigliacchi. Un mare che bisogna difendere dall’inquinamento delle frequenti distorsioni televisive che negli anni ridotti a talk show  rischiano di togliere alla morte quell’essere decurtissianamente livella che faceva tutti uguali. Con la  tv di adesso- per restare nella stessa declinazione delinquenziale- ci sono morti e morti, morti di serie a e morti di serie b, dipende dalla share che alzano. Informazioni da maneggiare con cura, ma comunque informazioni. Che ci aiutano a capire chi siamo,l’aria che tira, che paese è questo qui, quante facce ha ognuno dei nostri vicini di casa. Che ci guidano tra le pieghe di una società complessa ed incistata . E che ad ogni bivio , ad ogni frattura, ad ogni ferita, ci rappresentano e ci dicono qual’ è il tempo che attraversiamo. Ovvero com’è il nostro tempo. La narrazione del nostro essere attraverso la cronaca dunque non è un romanzo usa e getta. E’, al contrario, materia per la biblioteca dei fatti che non devono essere cancellati e dimenticati. Rimuoverli è come buttar via una parte del nostro modo di campare. Questo volume, che raccoglie gli accadimenti ritenuti più gravi e più intriganti  successi in Umbria da una trentina d’anni a questa parte, infatti, alla fine della lettura vi apparirà per quello che è: sunti giornalistici che non sforano le tremila battute, un niente di letteratura , una sintesi estrema  nella gabbia dei tempi televisivi e in più privata dal supporto esplicativo e significante delle immagini. E allora? Anche così scarnificato il volume ha una ragione per stare nella biblioteca dei fatti che vanno conservati per nostra memoria e cultura. La memoria non individuale,ma storica. La cultura non del singolo,ma della collettività. Questo posto gli spetta perché rimette insieme un mosaico che tutto insieme così non s’è mai visto. Che tutto insieme così non ha mai fatto vissuto integrale. Considerate dunque questo libro come un sussidiario per ricollocare, quando vi vien voglia di farlo, la memoria nel punto che in quel momento ritenete più opportuno.. Fatti di un passato anche lontanissimo, fatti un passato recente e addirittura recentissimo, rivisitati, riletti, aggiornati dal trascorrere del tempo. Fatti della nostra memoria collettiva che, ripeto, d’ istinto vorremo non albergassero nei nostri ricordi e che invece, a freddo, li evochiamo perché  dimenticare la storia, anche quella che ci precipita nella paura dei nostri incubi quotidiani, è diventare più poveri. Non abbiamo lavorato con il copia-incolla: abbiamo ricostruito con le parole le immagini raschiate via dal palinsesto della cronaca. Dei fatti c’è l’essenza come fosse un Bignami del crimine. Più da consultare che da leggere d’un fiato: questo è un Google della cronaca. Digitare quando serve.

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