domenica, agosto 9, 2020 Categoria: Senza categoria

Storie di detenuti che uccidono detenuti : quando l’ordine arriva da fuori e quando no.

Lo faccia per mandato ricevuto o di iniziativa propria, dietro l’uomo che uccide in carcere c’è prevalentemente una storia che viene da fuori e la cui trama è scritta da tempo. Raramente un delitto nasce da un contrasto recente nato nella difficile convivenza di una cella o negli spazi ristretti dell’ora d’aria. Raramente, per le poche eccezioni . Vediamo. Ottobre 1975, è un pizzino che ordina a tre picciotti di far fuori Angelo La Barbera, un cinquantenne che resta con la mafia perdente e non passa con i corleonesi ; agosto 1981, il quarto accoltellamento di una serie vede cadere Antonio Saporito , un trentenne che si salva per miracolo, e che , pare, avesse con una cosca un conto sospeso dopo l’ omicidio per il quale è stato arrestato; aprile 1983 , il movente dell’assassinio di Ciro Ruoppo, 34 anni, sta nell’ essersi schierato dalla parte sbagliata delle camorra, in quel momento i cutoliani; settembre 1982, un’imboscata, che pur dentro la modalità del regolamenti di conti appare di natura diversa, vede un paio di persone ferire Silvano Chiodo, 29 anni; marzo 1990 , un contesto diverso e regole di esecuzione diverse per la sorte del ternano Lino Conforti 50 anni, ammazzato nel sonno dal suo compagno di cella. Sulle prime si era ipotizzato che la decisione di morte fosse stata presa a seguito delle attività estorsive della vittima. Sarebbe rientrato a pieno titolo tra gli esempi figli di una stessa logica criminale. Un’eccezione, si scoprirà.
Quarantacinque anni fa ad uccidere Angelo La Barbera, un fedele di Stefano Bontade, Salvatore Greco e Tommaso Buscetta furono tre giovani mafiosi che stavano nel campo avverso, quello arrembante e vincente dei corleonesi di Totò Riina. Lo massacrano con i cucchiai rubati in mensa e trasformati in coltelli, nel centro clinico di piazza partigiani. Il carcere di Perugia avamposto della prima guerra di mafia. Nello stesso penitenziario a salvare la vita ad Antonio Saporito sono stati gli agenti di custodia che lo hanno soccorso prima che morisse dissanguato. I suoi aggressori spariti come fantasmi. Come sanno sparire nel nulla i killer della criminalità organizzata. E’ venuto sicuramente dall’esterno e da lontano, come anni prima per il mafioso La Barbera l’ordine di morte per il camorrista Ciro Ruoppo . Lui era rimasto fedele Raffaele Cutolo anche nella fase calante della Nuova Camorra Organizzata . I suoi assassini stavano con gli emergenti Giuliano della Nuova Famiglia. Era un avversario pericoloso , doveva essere eliminato. Il processo ha portato a cinque ergastoli. E’ sembrata una spedizione dalle caratteristiche simili quella che ha visto il ferimento di Silvano Chiodo. In una telefonata a “Il messaggero” una voce registrata, una voce femminile, ha detto: ”la pagheranno quei porci che hanno accoltellato il compagno nel carcere di Spoleto. Siamo i proletari per l’avanguardia internazionale “. Per gli inquirenti un tentativo di depistare le indagini verso un’ aggressione di tipo politico. Un episodio mai chiarito. Neanche nella matrice. La morte di Lino Conforti , colpito con uno sgabello nel sonno dal suo concittadino e compagno di cella nel carcere della loro città, Terni, è stata una delle rare eccezioni di cui si è detto. Gli inquirenti hanno stabilito che non è stata un’esecuzione assimilabile alle precedenti. Tutto è stato spiegato con la non buona salute mentale dell’assassino. Per le carceri umbre sono passati anche boss che poi hanno fatto diversamente notizia. Ad esempio Masino Spadaro: all’ergastolo per l’omicidio di un carabiniere, arrestato da Giovanni Falcone ,nel 2010 , a 72 anni , si è laureato in filosofia a Perugia con una tesi su Ghandi.

(da Il Messaggero del 9 agosto 2020)

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