sabato, agosto 7, 2021 Categoria: Cronache

Trenta anni fa, falso mostro di Foligno, ora ingegnere, Stefano Spilotros si candida in politica

di Allan Fontevecchia -Stefano Spilotros, cinquantenne nonno felice, sarà uno dei candidati alle comunali del suo paese, Caravaggio. Lo scrive ” Il Corriere della Sera” nella pagine di Bergamo. Sono trascorsi quasi trenta anni, ma la sua avventura/ disavventura giudiziaria in Umbria , se la ricordano ancora in  tanti, Se non altro perché  quella incredibile parentesi che l’ha visto protagonista  è stata per settimane sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali non solo italiani. E perché il suo nome lui stesso l’accostò al Mostro di Foligno, che il 4 ottobre aveva rapito e barbaramente ucciso un bambino di quattro anni, Simone Allegretti.  Meglio: disse <<sono io il Mostro >> e lo presero sul serio.

 Fu lui a farsi catturare  nel milanese dopo aver convinto con una raffica di telefonate e fornendo una serie di elementi di riscontro ( appresi con meticolosità dai mezzi di informazione ) poliziotti e magistrati (sparati i  lombardi, perplessi gli umbri) e il suo racconto provocò la riesumazione della piccola vittima.

Riesumazione seguita dall’autopsia che smentì un particolare ritenuto prova del nove della veridicità della sua confessione autoaccusatoria.

Questo è l’articolo di Maddalena Berbenni pubblicato da “Il Corriere della Sera”.

«Certo che può scrivere della schizofrenia, sono orgoglioso del mio percorso. Ancora oggi si tende a demonizzare le patologie mentali, a considerarle un tabù. Tanta gente le vive passivamente, io ho scelto di affrontare la mia malattia e ho imparato a gestirla. È una fatica, un lavoro costante che inizia ogni giorno quando ti alzi dal letto. Ma puoi imparare a distinguere le tue illusioni dalla realtà, e avere una vita normalissima». Il candidato Stefano Spilotros siede alla Taverna del Caravaggio, in centro al paese. Ci arriva con la bicicletta munita di seggiolino: 52 anni da compiere, ed è già nonno di un bambino di 4. «Mi sento caravaggino, ormai», dice del suo ventennio nella Bassa, scelta per esigenze lavorative quando la bufera si quietò. È ingegnere meccanico e volontario, tra l’associazione Gli Angeli per Caravaggio e la Croce Rossa: «Lo faccio proprio per il mio vissuto». Il 17 ottobre 1992 finì a San Vittore, sospettato di essere il «mostro» di Foligno. Fu lui ad autoaccusarsi con 12 telefonate dopo la morte del piccolo Simone Allegretti. Dubbi sulla sua colpevolezza ce ne furono subito, sollevati da tanti testimoni di Rodano, dov’è cresciuto. Lo scarcerarono a distanza di due settimane e il 7 agosto 1993 il secondo omicidio, del tredicenne Lorenzo

 Paolucci, portò gli investigatori al vero assassino, Luigi Chiatti. «Ancora oggi la domanda più frequente che mi fanno, ed è successo anche ieri, è se cercavo visibilità. Tutt’altro. Soffro di schizofrenia e non è stato facile riconoscerlo, ma da allora sto lavorando su me stesso per superare quell’errore, perché è chiaro che fu un errore, anche se non dipeso dalla mia volontà».

Questo è il riepilogo dell’intera vicenda pubblicato da www.fioruccines.it

La  telefonata arriva  da  Milano.E’ giovane senza arte e ne parte. Si chiama Stefano Spilotros ha 22 anni e dice di essere  Il mostro di Foligno quello che  domenica 4 ottobre  1992 ha rapito Simone Allegretti ,cinque anni da compiere,  e che per  essere certo di averlo ammazzato sull’orecchio gli ha fatto una bruciatura con la sigaretta. Gli credono,lo rintracciano per via delle telefonate che sono 11 ,lo catturano il 21,lo mettono in galera, riesumano il corpo della piccola vittima, ma non è Stefano Spilotros il Mostro di Foligno perché il ventenne di Milano si è inventato tutto  per far colpo sulla fidanzata. Lo sbugiarda anche il vero assassino con  un messaggio che fa ritrovare agli investigatori. Ricomincia la caccia e ritorna la paura. Gli inquirenti hanno solo un vago profilo dell’assassino: è un giovane:per le ferite inferte a Simone ha agito a sfondo sessuale, è  un solitario per quello che scrive, prova piacere a sfidare polizia e carabinieri o forse con i  messaggi che annunciano nuovi delitti, vuol farsi catturare . E’ un feticista perché è andato al cimitero di Maceratola per rubare la fotografia della sua piccola vittima . Se ci fosse stata una telecamera l’avrebbero individuato.Volevano mettercela ,ma non c’erano otto milioni di lire per l’acquisto. Il  17 agosto 1993  non è neanche mezzogiorno quando  Lorenzo Paolucci che ha dieci anni gioca a briscola con Luigi Chiatti che è un geometra di ventitré anni, abita a Foligno,ma in collina a Casale c’è la villetta che la sua famiglia abita d’estate..Il geometra prende un forchettone, sgozza il bambino.e nasconde  il cadavere in un bosco. Ma è la fine del Mostro di Foligno. Luigi Chiatti viene arrestato. Al pubblico Ministero Michele Renzo racconta la fine che ha fatto fare a Simone e perché ha fatto ritrovare il cadavere. Racconta come ha massacrato Lorenzo. Racconta del  piano per fuggire con due bambini che lui avrebbe cresciuto per farsi voler bene. Vestiti e provviste sono  nella sua camera . Il suo  erotismo da pedofilo.    C’e’ una lista di 500 sospetti e in quella lista c’era anche Luigi Chiatti,ma nessuno è andato a bussare alla sua porta. L’assassino racconta ancora:da bambino abbandonato le violenze in istituto a Narni, l’adozione mai accettata, la ricerca di affetto, l’omicidio come dimostrazione di forte amicizia. Il 28 dicembre 1994 la corte d’assise di Perugia condanna Luigi chiatti- che dice che una volta libero potrebbe tornare a colpire-a due ergastoli.L’11 aprile 1996 la corte d’assise d’appello gli riconosce la seminfermità mentale. La condanna scende a trenta anni. La cassazione  conferma.

La vicenda è raccontata nel libro dossier<<Il cacciatore di bambini>> di Alvaro Fiorucci-Edizio0ni Morlacchi-Perugia-

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