lunedì, novembre 29, 2021 Categoria: Senza categoria

La “verità” impegnativa di Rudy Guede

“Io so la verità e anche Amanda la conosce”. È la frase più impegnativa pronunciata da Rudy Guede nella prima intervista rilasciata dopo aver scontato 13 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia  la notte dell’1 novembre 2007. Impegnativa perché mai prima con  tanta nettezza aveva affermato di conoscere la “verità” sul delitto di via della Pergola e di condividerla  con Amanda Knox.  Affermazione che si presta inevitabilmente vista anche la complessità della vicenda giudiziaria ad essere interpretata  come un’allusione a qualcosa di non conosciuto. Ad una tessera da inserire in un mosaico incompiuto. Durante i tempi  lunghi delle indagini e dei processi Rudy Guede,  non senza fatica e non senza incertezze, ha periodicamente affermato di aver  sentito una voce – lui era al bagno con la musica nelle orecchie – che gli è sembrata essere quella di Amanda e poi, dopo aver tentato di soccorrere la vittima, di essere stato ostacolato nella fuga da un giovane a cui non ha saputo dare un nome, ma che poteva corrispondere nel fisico a Raffaele Sollecito. Affermazioni di un tempo ormai remoto, che così sinteticamente riassunte, non sembrano avere quella compiutezza  delle frasi raccolte ora da “The Sun”. Del resto anche Amanda Knox qualche giorno prima, commentando la scarcerazione aveva definito il  neodottore ivoriano “l’uomo che ha ucciso Meredith Kercher”,  circostanziando un’accusa che nelle precedenti dichiarazioni  processuali non ha avuto  la nettezza di adesso. Altrettanto netto Raffaele Sollecito, recentemente: “Mi dispiace solo che non si sia pentito dopo aver ammazzato una ragazza”. Ed è proprio questo scarto di tono nell’uso delle affermazioni e dello scambio di accuse a indurre  alcune  domande forse non del tutto pleonastiche: a quale “verità” si riferisce ora Rudy Guede? A quella processuale e a tutti nota?  Oppure è qualcosa di diverso? Sappiano che lui sulla scena del crimine c’era e che è l’unico condannato per la morte della studentessa inglese. In concorso però  con altre due persone che non sono state identificate. I coimputati  Amanda Knox e Raffaele Sollecito  sono stati assolti definitivamente per non aver commesso il fatto dopo un’altalena di giudizi sulla quale sono saliti i media di mezzo mondo. Se la “verità”  che Rudy Guede dice adesso di conoscere (e con lui la conoscerebbe Amanda Knox )  è quella che c’è nelle carte dell’ultima sentenza, appare singolare che non sia stata esplicitata nei suoi contenuti e messa lì  quasi a produrre la  suggestione di cose non  dette. Anche se una precisazione la fa nella frase  letta per intero: “Voglio dire solo che lei dovrebbe leggere i documenti e i documenti  affermano che c’erano altri e che non ho inflitto le ferite. Io so la verità e anche lei la sa”. Appunto, come si diceva, a cosa allude? Alle carte processuali? Se così fosse dov’è la notizia? Se   questa “verità” che oggi guadagna i titoli dei giornali fosse “altra”  è bene che si conosca. Che la conosca la magistratura e l’opinione pubblica. Non tanto per un colpo di scena o per uno scoop, piuttosto perché Meredith Kercher abbia una giustizia piena. Senza dubbi.

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