giovedì, dicembre 8, 2022 Categoria: Cronache

Il terrorista del Reichsburger e quelli prima di lui

Un ex ufficiale dei reparti speciali dell’esercito tedesco, un sessantaquattrenne è stato arrestato in un albergo di Perugia sospettato di far parte della rete  Reichsburger , 20.000  aderenti e  un obiettivo : un nuovo Reich al posto della democrazia. L’uomo -arrivato in Italia da un non meglio specificato paese dei Balcani- è finito in carcere  contemporaneamente ad altri 25 militanti dell’organizzazione neonazista  bloccati dalla polizia in Germania con la stessa accusa di aver progettato un attacco armato al Parlamento per sovvertire, appunto, l’ordinamento democratico. Non è il primo caso di esponenti di primo piano del terrorismo – nelle sue diverse coniugazioni internazionali- che hanno visto  il  miraggio fluttuante di un rifugio sicuro in una piccola regione  sostanzialmente tranquilla. Miraggio perché  Un miraggio  perché non sempre a tutti è andata bene.Il soggiorno perugino dell’uomo del Reichsburger tedesco è tipico di tante altre storie di terrorismo che in un passato non troppo remoto hanno disegnato il ritratto dell’Umbria  dandoli i lineamenti  che ne fanno un rifugio, un magazzino, una base d’appoggio. Un porto sicuro.  Un’ immagine che invita ad una vita sottotraccia  , Come sono stati vissuti sottotraccia i giorni che  che  vanno dal 9 al 12 aprile del 1981.  I giorni che il lupo grigio    turco Alì Agca ha trascorso a Perugia tra Corso Vannucci , via Bontempi e piazza Grimana , prima di andare, un mese dopo,  in piazza San Pietro a sparare  due colpi di rivoltella contro Giovanni Paolo II . Ha incontrato alcune persone: non è stato possibile dar loro un’identità e trovare una spiegazione per le cose che si sono dette o si sono scambiate; una pistola? Ancora una  data: 8 maggio. Il terrorista è tornato di nuovo in città a prendere ordini? Si era iscritto a Palazzo Gallenga con i documenti di un certo Ozgub Faruk, ma non ha preso neppure mezz’ora del corso di italiano. Ancora dalla Turchia. Il  centro operativo del Dhkp-c,  dal quale , nel 2003,  sarebbero partiti  gli ordini per gli attentati che hanno scatenato l’inferno ad Ankara e Istambul ,  sarebbe stato in un appartamento, anonimo come tutti gli altri,  di Madonna Alta, la prima periferia borghese di Perugia. In  quell’appartamento ha vissuto a lungo Er Avni, trentenne, uno dei capi del Fronte Nazionale della Liberazione popolare, d’ispirazione marxista -leninista,  guerriglia aperta contro l’allora primo ministro Recep Erdogan. Partito politico, secondo la difesa. Scontata la pena, Er Avni  ha chiesto asilo politico. Assolti i  fiancheggiatori  locali. Il neofascista Paolo Bellini,  recentemente condannato in primo grado ( aprile 2022) per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, invece ha vissuto per tutti gli anni ‘70 dello scorso secolo  a Foligno con una  falsa identità e con la copertura dei servizi segreti .Si faceva chiamare Roberto Da Silva, brasiliano, e commerciava in oggetti di antiquariato.  Ben inserito, due brevetti da pilota presi all’aeroclub, amico del procuratore bolognese Ugo Sisti  con il quale volava tra la cascata delle Marmore e la basilica di san Francesco,  Buon amico, secondo fonti più recenti anche di Antonino Gioè, uomo di fiducia dell’imprendibile Matteo Messina Denaro  con il quale condivide la passione degli oggetti antichi. Il prezioso efebo di Selinunte che il padre del latitante aveva fatto rubare per chiedere il riscatto al comune di Castel Vetrano, fu recuperato, tanto tempo fa proprio a Foligno . Ma questo  sembra non entrarci  con i fatti più recenti. Forse-Anche “Prima Linea” e le “Brigate Rosse “  si resero conto che l’apparente tranquillità di un piccolo territorio , cuscinetto tra il nord e il sud faceva al caso loro. Il gruppo di fuoco di “Prima Linea”  ha avuto  covi ad Assisi e a Spoleto, scoperti sul finire del 1980 quando ormai erano stati abbandonati da tempo. Ma per quei due appartamenti locati a studenti o professionisti, insospettabili ovviamente, sono partite sanguinose operazioni di autofinanziamento con rapine in Umbria e in Toscana . Scontro a fuoco, uccisi due carabinieri e uno dei terroristi , Monteroni d’Arbia (27 ottobre 1980).   E questo è stato accertato più avanti nel tempo quando  fu chiaro agli inquirenti  che  per quelle basi del terrorismo rosso era passati esponenti di primo piano della formazione armata. Non le seconde file come era sembrato in un primo momento. Uomini delle Brigate Rosse,   erano  di casa negli anni negli stessi anni per   trovare nuove strategie di attacco allo Stato . Forse anche per distruggere i nastri  o le trascrizioni integrali degli interrogatori di Aldo Moro. Non solo dibattiti, ma anche stoccaggio di armi per future spedizioni di morte. È il 1982 è un arsenale  di mitra, pistole, ordigni vari viene recuperato in un campo nel comune di Città della Pieve. Cinque gli arresti. In due si dichiarano prigionieri politici.  Anche  all’Imam di Ponte Felcino i lineamenti dell’Umbria devono essere sembrati quelli giusti per reclutare e addestrare kamikaze , futuri martiri della guerra Santa di Al Quaida, senza dare nell’occhio. Infatti, ha predicato attacchi e violenza nella piccola moschea alla quale solo gli islamici e non tutti prestavano attenzione. Mustapha El Korchi in fondo era un bravo muratore e un ottimo imbianchino. Ma in casa aveva gli opuscoli e i simulatori per fare stragi di infedeli. Il 21 luglio 2007, hanno bussato alla sua porta: era la Digos.

(da Il Messaggero )

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