domenica, maggio 23, 2010 Categoria: Cronache

Intercettazioni,libertà di stampa e privacy

 

Stiamo a vedere come va a finire la partita parlamentare. Intanto prendiamo atto di alcuni fatti che anche se qualora non andassero a compimento sono paradigmatici per il loro semplice essere stati pensati. Dunque si stanno per stabilire nuove norme sull’uso delle intercettazioni telefoniche nel corso di indagini su reati più o meno gravi che siano di criminalità organizzata, di corruzione o di malaffare generalizzato. Il Governo dice che certi vincoli e certi limitazioni servono per tutelare la privacy delle persone sottoposte ad indagini, per contenere gli abusi che fanno innalzare i costi della giustizia, per essere più garantisti e meno giustizialisti.Decine di magistrati, in particolare quelli che stanno in trincea a rappresentare la pubblica accusa nelle Procure della Repubblica hanno altre convinzioni: è una costrizione all’esercizio dell’azione penale,è uno spuntare le armi alle inchieste più delicate,è un dare un’enorme vantaggio a chi delinque , mafioso o colletto bianco che sia e che comunque usi il potere che detiene per tornaconto personale e ai danni del cittadino.Non ci sono alternative: o si sta da una parte o si sta dall’altra. Le posizioni appaiono senza possibilità di mediazione. Soprattutto per chi ritiene che anche quella degli “ascolti” sia parte integrante di un progetto che vuol sostituire l’autonomia e l’indipendenza dell’Ufficio del Pubblico Ministero con la dipendenza dal potere esecutivo in contrasto, secondo tanti  giuristi, con quello che vuole di dettato Costituzionale.Ma c’è un’altra questione che appare indice di una strategia  e di altri fini.Una questione che è una domanda semplice-semplice: che c’entra una legge che intende modificare uno strumento investigativo con la libertà di stampa? Perchè nello stesso disegno di legge si mescolano vincoli alle intercettazioni telefoniche con tanti vincoli alla libertà di stampa?Qual è la logica? C’è chi la chiama legge “bavaglio” perché praticamente i giornalisti ( che pure hanno le loro responsabilità quando scambiano fatti e dati personali per fatti e dati di interesse generale) vengono dimezzati. Non potrebbero più scrivere di fatti giudiziari fino all’udienza preliminare( anche due anni dall’accadimento). I giornalisti non potrebbero  dar conto degli atti istruttori, dei protagonisti, dei reati addebitati,delle testimonianze raccolte durante le indagini. I giornalisti non potrebbero più pubblicare stralci di trascrizioni neanche sunteggiate.I giornalisti non potrebbero avere rapporti riservati con le  fonti perché, come ci fa notare Eugenio Scalfari, <<l’intera attività della magistratura istruttoria è preclusa ai giornalisti e a chiunque voglia  condurre inchieste su situazioni criminali o paracriminali, a chiunque voglia indagare sull’attività di enti pubblici a cominciare dal governo e a chi chiunque voglia capire quale siano le responsabilità degli uomini che a quelle istituzioni sono preposti>>.Il diritto di cronaca sembra dunque destinato a  ridursi a poco più di un incerto simulacro del diritto a rimpastare- senza allargarsi troppo-  comunicati e bollettini ufficiali . Che ,per altro, è uno spettro che già si aggira per le redazioni a causa di antiche e mai curate patologie. Patologie connesse alla struttura e alle caratteristiche  della proprietà dei mezzi di comunicazione di massa quando hanno interessi diversi da quelli editoriali che sono di altra  natura economica e finanziaria. Patologie legate allo strapotere della pubblicità quando è la pubblicità a stringere o ad allargare il cappio intorno al collo alle imprese . Patologie legate alla struttura del sistema radiotelevisivo con il mai superato duopolio reti private-servizio pubblico che la politica controlla e amalgama sempre più con ossessione . Patologie che fanno perdere potere contrattuale e che possono intaccare l’autonomia mentre il dilagare del precariato nella professione rischia ogni giorno di far perdere senso ai concetto di autonomia e di qualità del lavoro giornalistico (schiena dritta con paghe da 4 euro a pezzo ? suvvia..).E sul malato che è sempre meno in grado di reagire ora incombe il rischio dell’espianto del diritto di cronaca. Un espianto letale con l’impianto di qualcosa di ancora indefinito ma dai sintomi evidenti  che lo spedisce in rianimazione ,codice rosso, esito incerto.L’espianto del diritto di cronaca con l’impianto in futuro di chissachè però invade come un bisturi anche il corpo della collettività:i cittadini perdono gran parte ,se non del tutto ,il diritto ,costituzionale anche questo, ad essere informati senza censure, all’informazione senza condizionamenti, all’informazione che li rende consapevoli del mondo in cui vivono e delle loro scelte politiche che sono scelte di democrazia. Si cureranno con le news  residue e che avranno diritto di cittadinanza perché non disturbano,non intralciano,non pongono domande che esigono risposte. In fondo c’è tanto spettacolo,tanto sport,tanto gossip senza sconfinamenti,tanto vippismo ,tanto patinato: hai voglia a riempiere giornali e telegiornali con l’immaginario solleticato e con il reale occultato.News di nuova generazione (ma, in fondo,mica tanto)da distribuire a dosi massicce perché l’effetto placebo sia duraturo.E’ solo per la privacy che le  intercettazioni telefoniche e il lavoro dei giornalisti sono diventate la stessa emergenza?

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