mercoledì, gennaio 25, 2012 Categoria: Cronache

Piccole storie nere:l’omicidio di Port Vila

In un’abitazione di Port Vila ,capitale della repubblica di  Vanuatu,isole ad est dell’Australia ,c’è un uomo legato ad una sedia. Ha gli occhi bendati. La moglie è li vicino,immobile e complice. Entrano due giovani  e menano colpi con  il nal-nal il bastone  di un antico rituale che culmina nell’uccisione del maiale.Questa volta- il 29 novembre 1994-la vittima del sacrificio è  Francesco Picchi,52 anni,imprenditore perugino, originario di Lisciano Niccone. La moglie è Luciana Mari,29 anni, nata a Giove,  in provincia di Terni. E lei che avrebbe assoldati i killer, pregiudicati del posto, prima di fuggire a Singapore dove l’arrestano il 25 aprile 1995. Le cose non sono andate così giura Luciana Mari. Francesco Picchi è stato strangolato nel suo fuoristrada  forse  per motivi d’interesse, forse per un  debito di gioco, forse per qualche altra ragione che non conosco. Di certo non sono stata io, dice la donna che spiega il viaggio-fuga  a Singapore con la necessità di riportare in Italia il figlio di cinque anni. Luciana Mari parla anche di magia. Sono ricorsa agli stregoni per far rinsavire mio marito che trascorreva le sue giornate al casinò: nel nostro rapporti momenti di crisi, non rotture insanabili. Sono mesi di carcere duro, prima a Singapore poi a Vanuatu: carcere maschile, senza acqua corrente, infestato da topi e da altri animali. Arriva il processo ed è condanna all’ergastolo per la donna come mandante dell’omicidio,venti anni per i due esecutori, dodici anni per la domestica .anche lei sulla scena del crimine secondo il procuratore. E’ il primo novembre 1996 quando la corte d’appello annulla le condanne: Luciana Mari e gli altri sono stati condannati senza una prova valida. L’omicidio di Francesco  Picchi è un fatto di criminalità comune.  Il processo va rifatto. La vicenda della giovane donna italiana  è sui giornali e sulle televisione di tutto il mondo .Si crea un forte  movimento d’opinione per una giustizia giusta, per la prigionia in condizioni umane, contro i capricci della ragion di stato. Il nuovo processo non viene fatto. Prima che la corte torni in aula, arriva per tutti la grazia per motivi umanitari. L’incubo è finito. Luciana Mari torna  in Umbria .Sono in tanti a festeggiarla. Lei abbraccia il figlio .Rripete ad ogni gesto di solidarietà: non posso più  essere felice.

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