sabato, gennaio 26, 2013 Categoria: Cronache

La crisi,la camora,la ‘ndrangheta,la mafia e le lavatrici dell’Umbria

La crisi con i suoi fallimenti più o meno pilotati ma certamente in crescita , con i rapidi e talvolta inaspettati cambi di proprietà in attività agricole, silvopastorali e agrituristiche,  con  le troppe  staffette  sospette nei comparti in affanno grave come  edilizia, immobiliare, industria estrattiva,abbigliamento, sale giochi,ristorazione. La crisi con la sua fame di denaro  fresco da iniettare per flebo a  chi è in rianimazione ma non ha ancora  la morte  in fondo al letto . Con la sua sete di investimenti che una volta scendevano da rubinetti  che pur di complessa apertura , una volta più che garantiti, si aprivano, parzialmente va da se. Rubinetti che ora son chiusi e perdono gocce sparse quando oliati con la materia giusta. La crisi è  per le sue malattie più gravi il migliore alleato della criminalità organizzata che è lì pronta come sempre, per storica specializzazione, con le sue robuste terapie  a base di capitali sporchi  che rilasciati nel corpo economico pulito,ma agonizzante, lo liberano dall’anemia che lo fiacca.  La criminalità organizzata di converso, si sgrava di capitali  che per essere spendibili  con  basso rischio e alto reddito devono passare appunto per le tanti lavatrici che la congiuntura sforna più della Merloni dei bei tempi. La crisi rende l’Umbria ancora più permeabile alle infiltrazioni mafiose perché è quella sorta di covo freddo  di cui le organizzazioni criminali hanno particolarmente bisogno di cui più magistrati hanno detto. I tipi di reato, le inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia, le poche testimonianze dei pentiti ci dicono che le mafie  da queste parti non vogliono il controllo del territorio, non lo cercano e  non lo prendono pur avendo tecniche e  saldati capaci di farlo.  Alle mafie l’Umbria serve per infiltrare economia e finanza. L’’Umbria serve per  fare affari. A loro serve per fare i loro affari. E il primo affare è il riciclaggio. E la crisi, si diceva, è un mare nel quale nuotare senza troppa apnea. Siamo oltre la soglia del rischio: siamo alla contaminazione vera e propria. Lo dicono anche i dati elaborati dal Viminale.Sono cifre e situazioni elaborate e studiate di recente. Il ministero dell’Interno stima che il malaffare delle organizzazioni criminali in Umbria porti ricavi tra 82 e i 155 milioni di euro all’anno. Così ripartiti: la camorra si prende la fetta più sostanziosa (tra i 48 e i 91 milioni pari al 59,1 per cento): la ‘ndrangheta è qualche gradino sotto con ricavi valutati tra 29 e 55 milioni (8il 35,4 per cento della torta sporca): la mafia siciliana  ormai naviga ad altre altezze: in Umbria il suo business non supera gli otto milioni l’anno. Sono cifre contenute, sono spiccioli. Ma la regione è piccola e nel salvadanaio di una regione piccola anche gli spicccioli fanno rumore. Bene.Anzi male. Andiamo avanti. Nonostante  l’ascesa del mercato perugino nelle piazza più importanti  dello spaccio della droga (talvolta è terreno di sperimentazione per le nuove e altamente redditizie  sostanze sintetiche) è la prostituzione che in Umbria fa fare alla criminalità i migliori affari dove i  profitti vengono da storici fattori di moltiplicazione dalle capacità crescenti. Il Viminale gli attribuisce il 25 per cento del fatturato del malaffare. La droga segue, non tanto distante, ma segue: intorno al 20 cento.  Che è la stessa quota del business del racket delle estorsioni che è anche il più evidente, quando la vittima designata non ci sta o non ci sta più. L’usura si prende il 10 dei guadagni illecito in mano a soggetti più o meno organizzati in bande o associazioni. Più o meno strutturate.  Terni è nella sessantanovesima posizione e Perugia al quarantunesimo. Differenti gradi di rischio di peggiorare la loro pozione rispetto alla permeabilità mafiosa. Ma c’è una variabile in più della quale bisogna tener conto. L’Umbria è anche un territorio di contro, di confronto culturale, di intrecci internazionali del crimine. In  Umbria sarebbe, secondo gli esperti, più facile  l’integrazione tra mafie. Quelle italiane ad esempio fanno da un quindicennio partenership  senza contrasti evidenti (ovvero senza sparatorie frequenti e senza troppi morti ammazati) e con un buon grado di soddisfazione da parte di tutte le parti interessate. E’ un buon terreno d’incontro, l’Umbria, con la mafia albanese e con la mafia nigeriana  per i traffici di droga,di esseri umanu e per lo sfruttamento della prostizione. Sotto monitoraggio quanto ribolle nei gruppi rumeni che si starebbero emancipando dagli albanesi e dai loro alleati albanesi. Un magma ancora da schematizzare quello che arriva dai paesi dell’ex Unione Sovietica. Le interpretazioni disponibili tenderebbe a risalire verso l’alto, dove non ci si sporacono le mani con la cocaina e o con la distribuzione dei preservativi.Si parla di pacchetti azionari che si spostano. Di forti investimenti del tutto regolari. All’apparenza.

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