sabato, marzo 2, 2013 Categoria: Cronache

Sassari,Firenze,Perugia,Potenza: i misteri della pistola del Mostro

Una pistola  finita -non si sa come- in un armadio della polizia giudiziaria di Potenza, potrebbe essere la Beretta calibro 22 che ha sparato in alcuni dei duplici omicidi del Mostro di Firenze. Un’arma a lungo cercata a Firenze e quindi  a Perugia, quando furono riaperte le indagini sulla morte del medico Francesco Narducci avvenuta nel 1985.L’identità della pistola di Potenza con quella di Firenze mai trovata è ora ipotizzata in una perizia del Ris attraverso la ricostruzione di parte della matricola: una lettera<<c>> e quattro dei cinque numeri che la compongono << 3322>> . Con questa stampigliatura sarebbero stati venduti nel mondo soltanto cinque esemplari: i proprietari di quattro semiautomatiche sono noti (New York,Roma,ancora New York e Agropoli), quello della semiautomatica di Potenza è ignoto. Il giallo, al momento è tutto qui. Gli investigatori suppongono- che possa essere stata venduta nel 1960 a Sassari (armeria Mario Chessa) a Salvatore Aresti  (nome fatto solo da fonti giornalistiche e che l’arma non l’avrebbe più),un presunto  amico di Salvatore Vinci  che un anno dopo emigrò  in Toscana per poi essere coinvolto nell’inchiesta sui primi delitti.<< La pistola me l’ha data Salvatore Vinci>> raccontò Stefano Mele arrestato per il duplice  omicidi della moglie Barbara Locci e dell’amante Antonio Lo Bianco, il 21 agosto 1968, il primo della serie,<<poi ho buttato l’arma nel fiume>>. Scagionato, Salvatore Vinci  scomparve nel nulla: all’estero, Sudamerica o Francia. Successivamente finì indagato ( prende corpo la cosiddetta pista sarda) e poi in carcere Francesco Vinci  ,fratello di Salvatore. Un successivo  duplice assassinio  del Mostro mentre lui era detenuto  lo scagionò e lo rimise in libertà. Morì ammazzato per incaprettamento un anno dopo. A prescindere dalle indagini sul presunto omicidio di Francesco Narducci – come scrive Alvaro Fiorucci in << 48 small- il dottore di Perugia e il mostro di Firenze>- i proiettili della pistola del Mostro erano finiti a Perugia nel 1970 con il fascicolo del processo  d’appello a Stefano Mele ( la Cassazione aveva stabilito l’incompatibilità territoriale di Firenze) condannato in via definitiva a 14 anni di carcere. Addetti ai lavori hanno ritenuto, ma senza poter contare su riscontri oggettivi, di aver acquisito elementi per ipotizzare che proprio a Perugia- lo racconta ancora Alvaro Fiorucci in <<48 small>- ci possa essere stata una manomissione dei reperti per sviare le indagini, far coincidere i proiettili del ’68 con quelli sparati dal 1974 in poi. Ipotesi , si diceva. Ed ipotesi senza prove è rimasta.Della Beretta 22 che continuò ad uccidere passando forse di mano, comunque, nessuna traccia.Senza esito le ricerche della Procura fiorentina. Senza esito le perquisizioni ordinate dal pubblico ministero Giuliano Mignini per l’inchiesta sul medico morto al Trasimeno nel 1985  e allora ,anno 2000, collegata a quella sul Mostro.Anche un testimone dell’inchiesta perugina ha parlato di una pistola simile. Un amico gli avrebbe raccontato che uno degli indagati l’avrebbe fatta scomparire in mare al largo dell’isola d’Elba.Ora la Procura della Repubblica di Potenza avrebbe ordinato  una nuova perizia, questa volta balistica. Gli inquirenti ora vogliono sapere se quell’arma tanto sospetta lascia sul proiettile  quella  stampigliatura aparticolare che c’è in tutti i bossoli recuperati dagli investigatori sui luoghi percorsi dalla lunga catena di sangue che per anni ha imprigionato le colline fiorentine. Sarebbe la prova del nove dal risultato comprensibilmente molto atteso.Ammesso che un modello “short”, corto, possa eplodere proiettile Long Rifle come quelli che hanno ucciso a ripetizione sulle <<dolci colline di sangue>> come le ha definite il cronista-scrittore Mario Spezi. nLa pistola di Potenza infatti è a canna corta, “short”. La pistola di Firenze ha sparato proiettili lunghi “Long Rifle”. Per gli esperti l’una cosa non esclude del tutto l’altra, le due situazioni, pistola “short” e pallottole “Long” sono distanti ma non per forza incompatibili se le armi si smontano e si riassembleano. Per questo, probabilmente la Procura di Potenza ha ritenuta necessaria una nuova perizia tecnica.Investigatori, periti, esperti di armi  e giornalisti hanno nel corso degli anni espresso opinioni diverso dividendosi sostanzialmente in due partiti: quello di coloro che sostengono che ad uccidere è stata sempre la stessa pistola passata di mano (rimanendo nel cerchio stretto dei sardi secondo alcuni; finendo di fuori di questo cerchio e in direzione del cerchio dei compagni di merenda, secondo altr) ; l’altro partito sostiene invece che a sparare dal 1968 al 1985 sono state almeno due pistole (ad esempio:una con otto colpi quella del 1968,l’altra da 10-11 colpi , 1974 e seguenti, secondo il perito Tommaso d’Altilia che lo deduce dal numero dei bossoli raccolti sulle scene del crimine) e a un’ipotesi di questo tipo si avvicina anche l’ex capo del Gides Michele Giuttari. Se la pistola di Potenza è quella giusta( è stata seguita una pista che ha ricostruito i bassagfgi di una Beretta calibro 22 dal 1997 in poi,ma si è scoperto che non poteva essere quella oggi sotto indagine,perchè pur avendo un numero di matricola molto simile era una “Lr”  , Long Rifle, canna lunga e non un modello “short”, corto, a canna corta, come è, appunto, quella di Potenza) )pratica e le indagini accertassero con maggiore compiutezza l’effettivo primo possessore, dopo quasi mezzo secolo la storia delle indagini sul Mostro di Firenze dovrebbe essere riscritta. E con essa quella delle inchieste sulla morte di Francesco Narducci. Con un’ altra inchiesta.

di ALLAN FONTEVECCHIA

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