lunedì, settembre 16, 2019 Categoria: Senza categoria

Il mistero del messicano e il Mostro di Firenze

Alle 11 del 22 marzo 1982, Dina Pellegrini è appena uscita di casa. Oggi ha parecchie faccende da sbrigare perché anche nel suo camping sta per iniziare una nuova stagione. Per questo va di fretta verso il ponte della ferrovia di San Donato di Passignano sul Trasimeno; è una scorciatoia. Lo vede dopo pochi passi: c’è un cadavere nel fosso che scorre lì vicino. E’ una donna forte, non si spaventa, guarda meglio, chiama i carabinieri perchè si rende che ha davanti agli occhi ciò che resta di un assassinio. Cominciano le indagini per quello che è un cold case ancora oggi, ventisette anni dopo; un caso freddo irrisolto. L’autopsia stabilisce che quell’uomo è un quarantenne, è alto non più di un metro e sessantacinque, è probabilmente un sud-americano, ed è senza identità perché chi lo ha ucciso si è portato via i documenti. E’ stato ammazzato a bastonate, un pezzo di legno gli ha massacrato la gola, mentre era con i suoi carnefici su uno dei treni transitati la mattina presto. Da uno scompartimento, attraverso il finestrino, l’hanno scaraventato verso i binari dai quali per la velocità del convoglio è rotolato fino al corso d’acqua. Tutto chiaro, tranne l’identità, il movente, chi l’ha ucciso. Insomma chiaro niente per costruire un’inchiesta. Il cadavere viene conservato in una cella frigorifera in attesa di novità : un indizio, un elemento  che porti all’identità, un familiare che lo cerchi. Niente. Parecchio tempo passa via rapido. Qualche anno e i carabinieri trovano un  bandolo da tirare. E’ il bandolo che porta a persona : Jorge Hernandez Heridia , 45 anni, messicane le sue origini. Gli investigatori lo collocano nei piccoli traffici  della droga che attraversa l’Italia Centrale o lo sospettano, in anni in cui la circostanza è considerata un elemento di sospetto, di frequentazioni omosessuali. Forse prostituzione a pagamento è il sospetto successivo. Mentre continua la caccia a chi l’ha colpito mortalmente, il suo corpo è sempre lì , nelle ghiacciaie dell’Ospedale di Perugia. E ci rimane fino a quando , una decina di anni dopo, viene preso in consegna dalle autorità messicane. Ma nel 2002 il sud- americano ucciso a Passignano è di nuovo in prima pagina. Non perché il suo caso registri  un  qualche avvicinamento alla soluzione, ma perché potrebbe farlo fare a un altro mistero sospeso: quello della morte di  Francesco Narducci. Al ritrovamento del medico perugino nel lago Trasimeno, il 13 ottobre 1985, avrebbe fatto seguito- è l’ipotesi investigativa- un grande depistaggio per mascherare da  disgrazia un delitto e il suo movente. Movente che gli inquirenti sospettano in qualche modo collegato ai delitti del Mostro di Firenze. Il medico perugino, secondo questa lettura della vicenda, avrebbe avuto un ruolo e forse era in procinto di  portare la Sam sulla giusta pista.    La procura della repubblica lavora dunque  intorno alla possibilità di  uno scambio di cadaveri. Operazione per la quale   potrebbe essere stato utilizzato proprio il corpo del messicano. Le consulenze della Procura della Repubblica ( Università di Pavia e Ris ) dicono che il corpo in vita  di Francesco Narducci è incomparabile con le fotografie di quello portato sul pontile dopo il ritrovamento a  cinque giorni dalla scomparsa. Troppo grosso, troppo corto rispetto al 48 small del medico.  E’ un flash perché su questa pista  franerà la verifica dell’udienza preliminare . Il messicano era stato sottoposto ad autopsia, ma nessuno degli intervenuti al momento del recupero a Sant’Argangelo di Magione aveva notato e riferito un dato che, se esistente, sarebbe stato macroscopico: i tagli e le ricuciture dell’esame autoptico avvenuto tre anni prima. Quel corpo, se non era di Francesco Narducci,  non poteva essere del messicano. Gli sviluppi processuali annulleranno , con proscioglimenti, prescrizioni  e assoluzioni, i dubbi della messa in scena e del doppio cadavere. Dando una seconda risposta a una  complessa vicenda giudiziaria, dopo che era stato già archiviato come omicidio ad opera di ignoti, un fascicolo parallelo. Il giallo di Jorge Hernandez Heridia è invece rimasto  privo di un capitolo finale.

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