giovedì, febbraio 25, 2021 Categoria: Cronache

Un recovery fund contro il ritorno di Satana

Nei giorni in cui gli esperti fanno salire a trentamila il numero degli italiani che  sono attratti dalla figura di Satana e stimano che in Umbria almeno dodici sette praticano i territori del 666, brucia il castello di Pieve del Vescovo a Corciano. Il maniero seicentesco, per secoli dimora estiva dei capi della chiesa perugina, tra i quali anche un papa, Gioacchino Pecci, si incendia la notte del 28 marzo 1994. E’ abbandonato e lasciato ad una inarrestabile rovina. Servirebbero forti investimenti per rimetterlo in sesto. Che non si trovano: non ci sono recovery fund alle viste, a quel tempo. Imponente, isolato, incustodito e ricco di richiami esoterici è però frequentatissimo di notte. Quando c’è una certa luna e il cielo manda sul biancore delle pietre una certa luce: sono le condizioni ideali per invocare il maligno con una di quelle celebrazioni demoniache che sono dette messe nere. Proprio durante un rito blasfemo di questo tipo sarebbe avvenuto l’incidente, fiamme su alcuni drappi portati dall’esterno, che ha spinto al punto di collasso una rara e preziosa testimonianza del passato. Ceri lasciati accesi nella stanza, torce che hanno continuato ad ardere dopo che tutti se ne sono andati, celebranti poco attenti a un minimo di regole antincendio. Improbabile, per i più, che l’incendio sia stato appiccato volontariamente: per la setta o per le sette che le frequentano quelle antiche sale sono un punto di riferimento troppo importante. Non tutti però seguono la pista della messa nera: il posto è frequentato anche dalle coppiette, ci si ritrovano pure i drogati, è un rifugio per ogni tipo di sbandato.” Solo un atto vandalico” dicono i carabinieri. In comune però la spiegazione degli inquirenti  appare sbrigativa. Dal municipio chiedono di insistere, Tracciando i simboli del demonio hanno sfregiato affreschi di pregio e non può essere solo teppismo o casualità  la  continua deturpazione delle immagini sacre. E i cerchi magici tracciati sul pavimento? E i residui di ceri e lumini? Sospetti movimenti notturni sono stati spiati dai cittadini; uno studio possibilista è stato redatto da Cecilia Gatto Trocchi dell’Università di Perugia. Sono reati, i responsabili andrebbero individuati. Cosa che non avviene perché dei partecipanti ai riti non si trova un indizio o un nome che non sia un sentito dire.. Nei palazzi della curia piuttosto che parlare di Satana ipotizzano una speculazione immobiliare  per abbassare il prezzo del castello che è in vendita. Una buona pista con una sua logica , che però sfuma nel nulla. Ma qualcosa di importante succede lo stesso. Il vescovo Ennio Antonelli  blinda tutto, lo mette in sicurezza con sbarramenti metallici lucchetti e catene, In attesa dell’esorcismo più appropriato: il risanamento e l’utilizzo del castello come bene culturale e centro attrattiva turistica, Poi successivamente un passo importante è stato fatto con l’impianto di un cantiere della scuola edile. Un laboratorio che insegnando un mestiere recupera  parti del complesso rendendole visitabili e utilizzabili come contenitori di eventi. E adesso ventisei anni dopo il mistero irrisolto della notte di fuoco? “La scuola edile ha avviato un lavoro importante, il comune è impegnato con la Curia per un protocollo d’intesa per valorizzare al meglio il complesso della Pieve- dice il sindaco Cristian Betti- puntiamo alla stesura di un progetto che attragga finanziamenti”. Anche del recovery fund? “Certo, perché no?” Fondi europei di ripristino buoni anche per scongiurare il ritorno delle sette sataniche ? Di sicuro necessari  per completare il salvataggio di un monumento da trasformare in attrattiva  culturale e quindi in risorsa economica  per un bel pezzo di Italia centrale.  Anche un antico castello può fare la sua parte  nella ripresa dopo la pandemia. Ma questa faccenda del futuro non è più cronaca nera. E’ cronaca politica.

( da Il Mussaggero)

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