venerdì, ottobre 29, 2021 Categoria: Senza categoria

Breve storia della tranquilla latitanza dei ricercati eccellenti

È il 10 settembre 1982 e mancano pochi minuti alle quattro del pomeriggio quando i poliziotti sparano contro una “Golf” dalla quale partono colpi calibro nove. I proiettili dei poliziotti  fermano la corsa dell’auto che ha appena saltato il posto di blocco, feriscono una donna che è a fianco del conducente e  interrompono la latitanza di uno dei capi  della “Nuova Famiglia”, dando un capitolo in più ad una vecchia storia. I colpi che si sono incrociati lungo la E/45 a un passo da Bastia Umbra,   raccontano infatti dei cerchi che la criminalità organizzata ha fatto sulle carte geografiche dell’Umbria per indicare i posti dove si può rintanare a basso rischio chi ha ucciso, rapinato, ricattato, regolato conti . Dagli anni ’90 il “google map” della criminalità organizzata sarà arricchito da nuove indicazioni che daranno il via libera a una permanenza diversa,  operativa , alla luce del sole, con i documenti puliti degli insospettabili. Una migrazione per  fare affari. Ovviamente sporchi. Ma questa è un’altra storia. Dunque, Bastia Umbra. Con la sparatoria gli agenti catturano Giovanni Sasso, 27 anni. Un giovane napoletano in carriera nel gruppo che si oppone alla “Nuova Camorra Organizzata” del boss Raffaele Cutolo. Era ricercato per omicidio. La donna raggiunta dal piombo  è la sorella che lo ospitava. Un  altro esempio, un’altra conferma. Il trentenne Antonio  Soru è un nome che  fa girare gli ingranaggi dell’Anonima Sarda e quando il 21 febbraio 1988 quelli della mobile perugina lo prendono sul Monte Peglia è evaso dal carcere di Oristano da quattro anni. Fugge dall’ergastolo al quale è stato condannato per il sequestro e l’omicidio del commerciante senese Marzio Ostini,31 gennaio 1977. Con lui c’è Mario Moro, detenuto in semilibertà che morirà il 13 gennaio 1998, ferito dai Nocs durante il rapimento di Giuseppe Soffiantini.  Anche la ‘ndrangheta ha scommesso più volte sulla apparente tranquillità dell’Umbria e non sempre ha avuto fortuna. Come quando il 3 giugno 1992 un’intera famiglia imparentata con i potenti Facchineri di Cittanova, Reggio Calabria, finì in manette, con l’accusa di imporre il pizzo ad un discreto numero di commercianti. Alcuni di loro si erano stabiliti in Umbria, ma le estorsioni le facevano, giù, al sud, dove risiedevano i loro parenti. Personaggi dello stesso clan , maggio 1983, sequestrarono a Città di Castello l’imprenditore Vittorio Garinei. I responsabili ebbero una condanna complessiva a 105 anni di carcere. La ‘ndrangheta si farà viva negli anni a venire per riciclare, estorcere, minacciare, trafficare con la droga e gli esseri umani: decine gli arresti. Quasi a sottolineare il cambio di stagione registrato dalla storicizzazione dei fatti.  Quindi  non  più, o non solo, rifugio , ma anche base per business in vari settori dell’economia. La parola mafia è comparsa più volte , e da tempo, nei fascicoli delle procure della repubblica, ma è il 10 settembre 1992 che  più di un investigatore ritiene meriti l’evidenziatore, Il 10 settembre 1992 infatti viene scovato dalla Direzione Investigativa Antimafia un certo  Carmelo Caldariera che gli inquirenti mettono ai vertici della famiglia catanese di Cursoti.  Carmelo Caldariera è latitante. È stato condannato all’ergastolo per un omicidio a Torino. A Perugia si sente al sicuro nel covo che una baby sitter ventottenne  ha preso in locazione per lui. Da lì controlla i suoi affari, in Sicilia e in Umbria. Eroina, cocaina, milioni da investire.

(da Il Messaggero)

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