domenica, luglio 4, 2010 Categoria: Senza categoria

L’ Umbria attraverso la cronaca

  Raccontare di un delitto,  di un morto di lavoro, di una prostituta sciolta nell’acido,  di bambini presi e ammazzati per una proiezione mentale,  di un piccolo ostaggio tenuto per mesi nel buco nero di una montagna  è anche raccontare il contesto in cui tutto questo avviene.  O,  meglio: se uno racconta i protagonisti, vittime e carnefici, gli investigatori e i cittadini alla finestra, i fenomeni che di fronte ai fatti si sviluppano nelle viscere della collettività ,  le rappresentazioni pubbliche che questi producono ,  racconta i contorcimenti e le reazioni della società di fronte ai fatti.   E’ per questo che la cronaca nera e giudiziaria valgono quanto un sondaggio demoscopico sull’economia o sulla politica, uno studio di mercato,una speculazione su quello che è potrebbe e vorrebbe essere un paese. Fare cronaca non è spiare dal buco della serratura, sparare piombo sulle disgrazie degli altri ( che poi sono di tutti), gossippare , deflorare privacy, sadismo narrativo.

E raccontare quello che siamo quando qualcuno di noi,  il nostro vicino di casa, il nostro collega,  un nostro congiunto, va verso il limite o supera il limite. La cronaca nera e giudiziaria sono specchi che ci restituiscono anche immagini che non vorremmo vedere, ma le immagini sono quelle, c’è poco da fare.E questo lavoro di analisi e di rappresentazione ha un solo confine invalicabile : quello dei diritti degli altri che devono essere rispettati. Diritti di chi è oggetto del racconto, diritto di chi vuol essere informato.La cronaca è una chiave di lettura necessaria e dignitosa quanto un trattato di sociologia ,  di economia, di psicologia,  di politica o di filosofia.Le storie narrate in “Le donne trafficate”,” Il cacciatore di bambini” e in “Un bambino da fare a pezzi” sono storie vere,reali:E’ quello che è avvenuto e avviene. Con in più un potenziale alleato: la rilettura dei fatti dopo anni dal loro essere accaduti. Fatti storicizzati e, piaccia o non piaccia, dentro la nostra quotidianità.

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