venerdì, febbraio 4, 2011 Categoria: Senza categoria

L’ultimo grido di Elisa Benedetti contro lo sballo

Le circostanze (motivazione di  determinati comportamenti,eventuale influenza di alcol e droghe sugli stessi, modalità dell’allarme, tipologia  di intervento , tempi di localizzazione e recupero ) sono da chiarire  ma ormai appaiono ininfluenti. Nello schema  asettico che la legge assegna ai   procedimenti giudiziari queste  circostanze potranno al massimo cambiare la cornice, non ridisegnare il quadro che è quello di un fascicolo che resta aperto solo perché  alcuni adempimenti tecnici devono fare il loro  corso:il completamento dell’autopsia per primo. Il quadro dal punto di vista giudiziario è considerato completo. Il fascicolo potrebbe  essere chiuso. Elisa Benedetti è stata uccisa dal freddo:vuol dire che non c’è un omicida per stupro (la violenza sessuale è stata esclusa dalla perizia medico-legale) da identificare; vuol dire che non c’è un omicida  da overdose( il decesso non è stato provocato dalla droga ) da  ricercare; vuol dire che  le responsabilità della morte nel fango della questa giovane donna  non sono attribuibili a qualcuno. Il killer è l’ipotermia,non si può indagare,arrestare,condannare l’ipotermia.  Fine della partita giudiziaria contro  il decesso .La giustizia,in altre parole , ha assolto questo suo primo compito , il più importante:non ci sono colpevoli per la fine straziante della venticinquenne di Città di castello. E lo ha fatto in tempi sostanzialmente brevi, ma non con fretta. E’ importante perché questo approdo ha fatto scomparire  la ridda di ipotesi che ,con i dati di partenza, stava servire all’opinione pubblica una tragedia ancora più tremenda per gli interrogativi che la stavano infarcendo. Elisa dunque ha avuto giustizia? No:la giustizia ha fatto il suo corso,ma la morte che l’ha portata via ,è ingiudicabile. Non potrà  avere- se le cose si fermeranno al punto in cui le ha fermate la Procura della  Repubblica per gli elementi acquisiti- colpevoli e innocenti. Una  maledetta serata –come ci sono tante maledette serate per tanti giovani, a Perugia  e altrove- ha  guidato la vittima,l’ha spogliata delle sue difese,l’ha esposta  a un  fattore climatico che in genere s’incattivisce con i barboni. Sera e notte bastarde. Elisa s’era fatta di exstasi-si dice- e aveva esagerato con aperitivi e alcolici.E’ l’altro capitolo della tragedia. Ma per il codice-lo stesso che sta chiudendo la pagina di  una vita spezzata  dopo una bastarda sequenza di fatti e situazione (che non hanno,a quanto pare, rilievo penale)- è un capitolo con un reato tanto diffuso che può sembrare da niente : spaccio di droga . Uno,due pusher,che sia Marco o Matteo o chi per loro , rischiano poco . Fossero  stati loro a cedere le pasticche,non possono essere incolpati di altro. Quelle pasticche -a dati conosciuti confermati- hanno  provocato  solo sballo, non un’overdose. Lui o loro se la caveranno per questo. Anche se quello sballo  può essere all’origine di tutto: l’incidente,il mettersi alla guida della macchina dell’amica,il  cercare Matteo o chissachì nel piazzale della discoteca,il perdersi nel fango delle strade sterrate tra Civitella Benazzone e il torrente Ventia, l’incapacità di descrivere i posti ( che peraltro non conosceva), la corsa verso le luci lontane e in bocca alla morte. Provocare tutto questo però – se non emergeranno combinazioni diverse -si riconduce al reato di spaccio e tiene  gli spacciatori lontani dal rischio di pene sostanzialmente dure. E’ la fredda logica di un procedimento penale che si sdoppia e che nella sua seconda parte va a fotografare una condizione comune a tanti altri giovani che in vari modi cercano come obbligati , come eterodiretti, lo sballo e a volte ne muoiono nelle circostanze più strane o fortemente  dilanianti come quelle in cui si è trovata Elisa.A questo punto però il codice si ferma e arriva la sociologia che è un altro discorso. Un altro,non un diverso discorso. Un  discorso che non servirà a lenire il dolore degli amici e dei familiari . Un discorso che non placherà le ansie di tanti genitori. Ma questi sono i nostri tempi. Tempi in cui  la droga è il principale fattore di moltiplicazione dei profitti delle mafie italiane e straniere. Per le quali i due pusher che Elisa può aver contattato  sono  piccoli anelli terminali di una catena criminale che attraversa Stati,Governi, poteri economici e finanziari. Anelli che quando vengono spezzati  hanno subito un rimpiazzo ed è pronto un altro rimpiazzo ancora. La lotta al narcotraffico è condotta con forte impegno (e talvolta con ottimi risultati) su scala globale. La prevenzione  cerca di togliere l’acqua dei pescicane della dose dietro l’angolo entrando nelle scuole e nei luoghi   dei giovani. E’ in questi luoghi che più di ogni dotto discorso armato di buona volontà andrebbero fatte ascoltare le registrazioni delle telefonate di Elisa al 118 e al 112 per chiedere aiuto per farsi salvare. Una richiesta d’aiuto che gli uomini- ha detto il vescovo Monsignor Cancian- non hanno potuto o  ascoltare. E’ un grido,l’ultimo contro- lo sballo.

Un commento to “L’ultimo grido di Elisa Benedetti contro lo sballo”

  1. antonio mason ha detto:

    LA morte di Eluana Englaro è avvenuto per arresto cardio circolatorio così recita l’ autopsia sulla morte della Englaro . Stesso clischè viene usato dopo l’ autospsia per la la morte di Elisa Benedetti.

    Finalmente un articolo scritto con un po’ di criterio. Tutti ci difendiamo dal freddo e se il freddo è intenso ritorniamo a casa a metterci un altro maglione di lana o un cappotto di montone. Se non ci difendiamo dal freddo qualcosa di grave ha alterato la nostra mente e come conseguenza logica le nostre difese . La dicitura arresto cardio circolatorio non mi dice nulla alla fine tutte le morti si concludono con l’ arresto del cuore e della circolazione del sangue . Se avessero fatto l’ autopsia a Gesu’ Cristo ci sarebbe stato lo stesso verdetto Morte per arresto cardio circolatorio. Concordo con l’articolista non si muore solo e soltanto per il freddo . Cercare anche , se ci sono , altre cause è un dovere investigativo.

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