lunedì, dicembre 24, 2018 Categoria: Cronache

Archivio: una bambina e venti ore di buio.

Alle 20 del 2 gennaio 1989 i telegiornali passano una notizia in arrivo dall’Umbria  che è una  frustata  all’ansia di un paese che ha cinque persone ostaggio chissà dove della criminalità organizzata  . Non si sa che fine faranno l’imprenditore Marzio Ferrini di Brindisi, il giovane Cesare Casella, preso a Pavia  e portato sull’Aspromonte, Carlo Celadon di Vicenza , Silvana Dall’Orto di Reggio Emilia , e Ottaviano Pronesti di Gioia Tauro. in cambio dei quali la ‘ndrangheta e l’anonima sarda chiedono riscatti miliardari.La notizia che arriva dall’Umbria parla della scomparsa di una bambina che nel pomeriggio giocava nel cortile del casolare appena restaurato dai suoi genitori, due professionisti di origini  campane , nella campagna di Porano, nell’orvietano.Si teme una disgrazia : ma quanto si può essere allontanato e verso quali pericoli può essere andato quell’esserino che ha appena due anni e mezzo? Con il passare delle ore prende corpo un’altra ipotesi: sequestro di persona. Sono anni di rapimenti quotidiani.  La famiglia non ha ricevuto richieste, ma non vuol dire ipotizzano gli investigatori mentre decine di volontari, pompieri e forestali battono le campagne intorno. La famiglia è benestante, ma non ricchissima, ma non vuol dire , potrebbe contare sugli amici.Passa la notte e cresce la paura. E’ giorno quando si teme che un allontanamento inconsapevolmente volontario non sia una buona ipotesi anche se è a questa che si attacca la speranza della mamma, del papà, di tutti coloro che partecipano alla generosa mobilitazione generale. La cercano ancora tra la nebbia che da giorni impasta il panorama, ma il campo adesso è dei i migliori investigatori del settore kidnapping perché è il loro intervento che anche alla Procura della Repubblica sembra più appropriato.
Venti ore dopo due guardie la trovano: la bambina è a meno di cinquecento metri da casa , infreddolita, spaventata, frastornata, ma in buoni condizioni. Forse ha dormito nell’incavo di un albero.Come l’hanno trovata? Nella maniera più semplice che ci possa essere in un caso di ricerca di uno scomparso: seguendo le impronte delle scarpine impresse sulla tera umida di un  sentiero. La gioia del momento è rotta però da un particolare: accanto alle impronte della piccola ci sono anche le impronte delle calzature di un adulto. Si cerca di capire se siano contemporanee mentre la indagini non possono scartare l’ipotesi che arriva a cascata: forse è stato un tentativo di sequestro, forse l’ hanno riportata indietro perché  i banditi hanno sentito sul collo il fiato dei poliziotti e dei carabinieri. Si indaga con scrupolo in questa direzione anche se i primi a bocciare  un’ eventualità criminosa di questo tipo sono proprio i genitori della piccola che per le condizioni in cui è stata trovata ( non subito violenze di sorta) e per la rapidità con la quale ha superato il disorientamento iniziale, ha fatto una birichinata : si è allontanata, ha fatto un pezzo di strada, poi si è addormentata.I bilanci di famiglia non sono di quelli che possono sfamare gli appetiti dei cacciatori di riscatti. Ma i dubbi restano come chiodi conficcati nella mente degli addetti ai lavori : per l’età, due anni e mezzo appena, per le impronte non compiutamente codificate, per la circostanza che la piccola, pur nei dintorni, non ha risposto chi l’ha cercata per tutta la notte. Senza riscontri di altro tipo le terribili venti ore di Porano sono state archiviate con il lieto fine e con il sospiro di sollievo di un paese interoeto fine e con il sospiro di sollievo di un paese in apnea.

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