mercoledì, maggio 29, 2019 Categoria: Cronache

“Il risolutore” : realtà e fantasia di un condannato a trenta anni di carcere.

Giambattista Scarfone è nato a Sant’Agata del Bianco , ha 57 anni e risiede da quasi trenta anni nel carcere di massima sicurezza di Spoleto , da quando cioè lo catturarono a Milano per varie presenze nel mondo del grosso traffico della droga. In cella entrò un bandito, tra qualche tempo da quella stessa cella uscirà un uomo. La letteratura e la musica sono adesso le sue armi. Ha scritto 37 romanzi, quasi tutti noir. Un’analisi spietata del mondo criminale che si guarda allo specchio per restituirci l’immagine cruda e reale del nostro presente. E’ autore anche di poesie, fiabe per bambini, filastrocche, canzoni. Giambattista Scarfone nella scrittura ha trovato un’ancora alla quale si è aggrappato per dare una strambata al passato, per non impazzire di prigionia, per dare un senso ai calendari che si ammucchiano sotto la sua brandina. Il suo presente è quello dell’infaticabile “‘O Scrittore” piegato per ore. quando glielo consentono, sul suo computer dove gira solo Word, a digitare storie nelle quale si intrecciano tante trame sorprendenti. Di fantasia e di realtà. E, magari a sua insaputa, d’insegnamento: una lezione di vita.
“Il risolutore “ è il romanzo pubblicato da Morlacchi Editore ed è stato recentemente presentato al Giò Jazz di Perugia con un’iniziativa di rilevante portata culturale e sociale.
Giambattista Scarfone non ha avuto la possibilità di esserci. Eppure era presente. E stato lì, tra i suoi lettori, con lo scritto che segue.

Benvenuti!
Ho sperato di esserci ma evidentemente un pregiudizio congenito in chi non dovrebbe averlo ha impedito l’incontro.
Non avrei voluto parlare di carcere sebbene sia il luogo che mi ospita, spero ancora per poco, e nel quale i miei libri sono nati.
Pare chiaro che la pubblicazione di un libro sia ritenuta di poca importanza e che faccia comodo considerare i detenuti ciò che sono stati, senza badare a ciò che sono diventati. Nessuno tuttavia può negare che se in un tempo divenuto ormai remoto sono entrato in carcere come un criminale ed ora ne esco come uno scrittore qualcosa indubbiamente è avvenuto, e in meglio ovviamente. Che si finga di non notarlo è denigratorio per qualunque intelligenza e ciò che per il carcere potrebbe essere un vanto diventa una vergogna. Ma fino a quando le valutazioni saranno basate esclusivamente sulla tipologia di reato il giudizio sarà sempre negativo perché votato a tenere presente un passato che non appartiene più a nessuno. Se invece che al reato si guardasse alla persona che inevitabilmente subisce metamorfosi fisiche, culturali e psicologiche, forse ci sarebbe davvero la volontà di offrire una nuova opportunità a chi ha smesso perfino di sperare.
Scusatemi ma ve lo dovevo.
Siamo giunti al romanzo.
Non commettete l’errore di pensare che sia autobiografico, anche se il luogo in cui mi trovo possa falsare il giudizio, poiché non c’è nulla di vero. Godetevi piuttosto le emozioni, scoprendo un mondo che ha il suo fascino ancor più perché visto dall’interno. Pensate quindi a chi lo ha scritto, che si è servito della scrittura come terapia per non impazzire, solo dopo averlo finito di leggere.
Non vi nascondo che per il puro piacere di fissare nella mia mente le vostre espressioni compiaciute mi piacerebbe essere davanti ad ognuno di voi nel momento in cui leggete, o avete letto, l’ultimo rigo del romanzo. Dico questo perché, fossi riuscito a generare anche un solo brivido nel lettore, come autore ho raggiunto lo scopo. Senza dimenticare che Il Risolutore, sotto il profilo didattico, va letto come chi ci ha insegnato la tragedia greca, cioè con l’idea di riscontrare ciò che non si deve fare mai. E’ il mio augurio.
Vi ringrazio uno per uno per avermi dedicato parte del vostro tempo e, con l’augurio di potervi incontrare quanto prima, magari alla prossima pubblicazione, augurandovi una buona presentazione e una buona lettura mi voglio illudere che avvertiate la mia presenza tra voi.
Grazie ancora a Gianluca Galli, Michael Jacob, Daniela De Gregorio, Alvaro Fiorucci, Jessica Cardaioli e chiunque altro abbia contribuito a rendere possibile tutto questo quindi, tu per primo, accontentati di un sentitissimo Grazie.
E’ indubbio che siete testimoni di un evento straordinario, come è innegabile che il regalo più gratificante per me sarà quello di sapere che divulgherete ciò che avete vissuto con l’occhio attento di chi ha visto dove altri si sono appena limitati a guardare, e suggerire a chi si ostina a non volere accettare che i traguardi culturali non serrano le porte ma aprono la mente e cambiano le mentalità.

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