lunedì, settembre 14, 2020 Categoria: Senza categoria

2 agosto 1980: l’Umbria, quattro nomi e l’ultimo caffè alla stazione di Bologna

Paul Louis Durand, poliziotto francese sotto copertura, Tomhas Kram  terrorista   tedesco , Saleh Abu Anzenh, rappresentante del Fplp in Italia   , Roberto da Silva falso imprenditore brasiliano. Con  questi quattro nomi  le indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 hanno aperto  piste  che hanno attraversato l’Umbria lasciandone traccia. E interrogativi.  Paul Louis Durand , è un ambiguo ispettore della polizia francese , inserito nell’organizzazione neonazista Fane. Venne in Italia  nel  1979. Quando il suo  nome compare nelle   indagini per gli 85 morti e 200 feriti della stazione  sono in tanti a precipitarsi  a Perugia. Varie  fonti di intelligence lo qualificano come  elemento di raccordo tra i gruppi dell’eversione nera internazionale. Bisogna dunque , ricostruire spostamenti, contatti e  ragioni della sua permanenza nel capoluogo umbro.  Il 15 luglio Paul Durand  sarebbe stato ospite di un dirigente d’azienda, Ugo Cesarini, o forse, secondo altre indiscrezioni , di un suo uomo di fiducia, Alessandro Giovi. Ugo Cesarini è stato uno degli animatori più autorevoli  del Partito Nazionale del Lavoro, nato da una scissione dal Msi il cui programma politico è stato ripubblicato nel 1968 proprio a Perugia a dieci anni dala disfatta elettorale che ne ha segnato il dissolvimento. Il poliziotto dalle simpatie naziste cerca contatti  in tutti gli ambienti della destra , anche quelli più estremi, da Terza posizione ai Nar ; una missione riservata e mai chiarita. Uscito dai radar dell’inchiesta, per questo suo attivismo fu allontanato poi dalla gendarmeria di Versailles che l’aveva in organiuco. Finirà invece con l’archiviazione  della cosiddetta “pista palestinese “, la vicenda giudiziaria  di  Thomas Kram un insegnante  di Bachun  che si era  rifugiato a Perugia e  che nella seconda metà  degli anni ’70 aveva frequentato l’Università di piazza Grimana . La notte  prima della bomba era a Bologna. E’ considerato un terrorista  nell’orbita  di  Ilic Ramirez Sanchez  ovvero Carlos lo Sciacallo , il capo di una rete terroristica al servizio del migliore offerente . Carlos potrebbe aver avuto un ruolo nel massacro del 2 agosto, per conto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Per questo collegamento  Thomas Kram  è nel registro degli indagati nel 2011. In carcere da qualche tempo c’è Saleh Abu Anzenh, rappresentante del Fronte e compagno di studi a Perugia di Thomas Kram.  Quattro anni dopo, il 10 febbraio 2015,  arriva l’archiviazione per l’ex  terrorista tedesco. Il portavoce del Fplp  da tempo è uscito dal cono di interesse  della magistratura. E’ ancora in campo invece la vicenda del falso carioca . Si fa chiamare Roberto da Silva , ma in realtà è Paolo Bellini nato a Reggio Emilia, militante di Avanguardia Nazionale. . Latitante in Brasile dopo una condanna per tentato omicidio  è rientrato in Italia nel 1977 e si è stabilito a Foligno dove risiede per quattro anni. Nel  1983 è indagato per Bologna ma nel 1992 è prosciolto. L’ex estremista nero torna in campo nel maggio scorso. In una pellicola amatoriale girata da un turista ci sarebbe proprio lui, Paolo Bellini, che si allontana subito dopo il grande botto. La procura generale vuole che sia processato per essere stato uno degli esecutori dell’attentato e ne ha chiesto il rinvio a giudizio. A Foligno si ricordano ancora i tre brevetti da pilota presi in un tempo brevissimo.

Se la storia della strage potrà un giorno avere un capitolo finale, e senza pagine strappate, le istituzioni democratiche del nostro paese lo dovranno a chi si è impegnato nelle indagini e a tutti coloro che non hanno mai lasciato la presa, che sono scesi in piazza anno dopo anno a testimoniare il ricordo dell’orrore e il bisogno di verità. A cominciare da Torquato Secci e dalla moglie, Lidia Piccolini. Ex partigiano e tecnico della SNIA Viscosa il primo, insegnante la seconda, insieme hanno dato corpo e anima all’associazione dei famigliari delle vittime che con la sua presenza attiva ha tenuto e tiene ancora alta l’atten­zione sulle indagini alle quali ha dato contributi importanti. Ai due coniugi ternani la bomba ha portato via il figlio, Ser­gio che aspettava che partisse un treno per Bolzano bevendo il suo ultimo caffè al bar della stazione.

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