venerdì, marzo 12, 2021 Categoria: Cronache

1974: trovato a Gubbio il killer che ha 65 milioni di anni.

E’ una bella giornata della primavera del 1974 quando la paleontologa Isabella Premoli Silva accompagna sulla scena del crimine il geologo americano Walter Alvarez che è uno degli investigatori più accaniti alla caccia di un misterioso killer che avrebbe appena compiuto 65 milioni di anni. Un giallo irrisolto nonostante sparsi per il mondo siano al lavoro decine di inquirenti. Nel 1974 Premoli Silva ed Alvarez puntano su Gubbio e si fermano dentro la gola del Bottaccione. Con scalpelli, piccozze ed altri piccoli arnesi da scavo, quasi dei bisturi, si mettono a selezionare come due della scientifica quando devono repertare un’arma del delitto. Che in questo caso è un tutt’uno con l’assassino. E’ su quelle rocce calcaree che disegnano un panorama da Jurassic Park che ci potrebbero essere indizi preziosi per individuare lo strumento letale che ha fatto sparire per sempre  i dinosauri dalla terra. I due segugi  impiegano sei anni per trovare  prove  utili alle loro indagini. Ancora quarantasette anni e, febbraio 2020, ecco le conferme che sembrano chiudere il cold case più intrigante della storia del pianeta. Seicento metri sotto il fondale del Golfo del Messico infatti c’è un cratere e nel  cratere ci sono gli stessi residui dell’elemento  che ha provocato la catastrofe sotto inchiesta. L’hanno scovati gli Holmes  dell’Università del Texas. Sono tracce di iridio (come quelle trovate sulle pareti rocciose del Bottaccione). E di questo metallo , il più resistente all’usura , sono ricchi tutti gli asteroidi. Anche quello largo 10 chilometri  che avrebbe impattato sulla terra  causando un’esplosione devastante come quella che potrebbe essere causata , i cui effetti avrebbero causato l’estinzione dei dinosauri – tra l’altro privandoli di ogni forma di alimentazione- in una decina di anni. L’iridio si sarebbe depositato dappertutto, lasciando tracce  anche a Gubbio. I  ricercatori della Berkeley University non escludono che il punto d’impatto possa essere proprio quello .La teoria della grande cometa devastatrice è del premio Nobel per la fisica Luis Alvarez, il padre di Walter Alvarez , il geologo che con le sue trasferte eugubine ha  portato la ricostruzione di un’ecatombe planetaria al processo della scienza. Un processo nel quale figura in un certo senso come parte offesa una diversa scuola, l’Università di Dartmouth, che sostiene che i dinosauri sono scomparsi in un lasso di tempo più lungo e a causa delle esalazioni di anidride carbonica sprigionata da una serie di potenti eruzioni vulcaniche. Per anni sull’individuazione del killer che è anche l’offender attraverso l’iridio si sono accapigliati scienziati di ogni latitudine. Come nel settembre del 1989 quando il confronto avvenne proprio su uno dei due fronti, quello di Gubbio. Un fronte così caldo che prima di dare il via alla relazione  illustri cattedratici di opposte convinzioni sono andati a scavare iridio al Bottaccione, Muovendosi ancora una volta come sulla scena del crimine: tute bianche , guanti e niente oggetti d’oro per evitare ogni contaminazione. Trenta anni dopo – come abbiamo detto- nuove nove dal Messico e una conferma: quella che parte della gola tra l’Umbria e le Marche è la pista giusta.

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