venerdì, Agosto 29, 2025 Categoria: Cronache

Sottani:troppe criticità nelle carceri umbre.

Il procuratore generale Sergio Sottani  tocca con mano l’ insostenibile situazione  in cui da tempo le carceri umbre svolgono le loro attività . Situazione insostenibile per il personale ( che è carente)  e per i detenuti ( sovraffollamento ormai cronico) .  Il magistrato ha infatti visitato gli istituti della nostra regione , ha incontrato gli operatori, ha verificato di persona le condizioni detenzione. Ne ha ricavato un dossier che trovate qui sotto pubblicato integralmente. Il numero totale dei reclusi nelle carceri umbre è di 1658, di cui 1592 uomini e 66 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 1339 posti letto (ridotti a 1287). Con una percentuale di sovraffollamento del 29% e quindi con un incremento del 5% rispetto all’anno scorso. Nel complesso sono presenti 1406 detenuti con posizione giuridica definitiva (84% rispetto al totale dei reclusi), quelli con posizione non definitiva sono 252 (16%): i posti letto destinati ai non definitivi sono 557, mentre per quelli con posizione definitiva il numero è pari a 730. I dati risultano quindi pressoché invariati rispetto al 2024.Sul totale, 548 sono i reclusi di nazionalità straniera (34%), con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente. Inoltre, 314 presentano problemi di tossicodipendenza (19%), con un calo del 9%; invariato il dato regionale riferito ai detenuti affetti da disturbi psichici, che sono 233 (14%).Nel 2025 si sono registrati 169 episodi di autolesionismo, rispetto ai 217 dell’anno passato. Diciannove i tentativi di suicidio, contro i 43 del 2024 e 1 suicidio; aumentate a 66 (41 nel 2024) le aggressioni al personale di Polizia, con un episodio verso altri operatori penitenziari. Presso le strutture ospedaliere umbre, sono previsti dei reparti di degenza protetta, riservati esclusivamente a persone in stato di detenzione in carcere ed attivi nei territori di Perugia, Spoleto e Terni, nei quali dall’inizio dell’anno sono stati ricoverati 47 reclusi. Tra le novità più recenti, la creazione di una ‘stanza dell’affettività’ presso la Casa circondariale di Terni: la prima ed unica in Italia. La finalità è quella di garantire ai detenuti il diritto a una dimensione affettiva più piena, permettendo incontri in intimità con le mogli o compagne stabili. Questo spazio rappresenta un passo importante verso il riconoscimento della dignità personale e dei legami familiari, fondamentali nel percorso di reinserimento sociale.Il quadro numerico ha confermato la generale carenza di personale della Polizia Penitenziaria impiegato presso le quattro strutture. A fronte degli 871 agenti previsti, 701 sono quelli impiegati nelle carceri umbre: la scopertura si assesta quindi al 19,5%.Ciò complica il lavoro della Polizia penitenziaria, che si trova a dover fronteggiare situazioni di grande criticità. Nonostante l’impegno encomiabile degli agenti operativi nei quattro istituti umbri, le risorse limitate ostacolano un controllo efficace e tempestivo, soprattutto nel contrasto a fenomeni sempre più complessi come la diffusione di dispositivi mobili tra i detenuti. Negli ultimi tre anni sono stati sequestrati oltre duecento telefoni cellulari, segnalando un preoccupante incremento. L’introduzione di smartphone e tablet rappresenta una minaccia concreta, poiché consente ai detenuti di mantenere contatti illeciti con l’esterno e proseguire attività criminali.Le tecniche per la loro introduzione nelle carceri, sempre più sofisticate, impongono indagini serrate e risposte avanzate. Ciò impone un adeguato organico di personale e dotazioni informatiche idonee a rilevare l’utilizzo abusivo di tali strumenti. Nel corso degli incontri è stata ribadita la necessità di dare attuazione, entro tempi brevi, al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria Umbria e Marche, con sede a Perugia, come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2024. Ad oggi non è stato fissato ancora alcun bando per la copertura del posto, per cui la sua attuazione non sembra poter avvenire in tempi brevi. A distanza di sette anni dalla sua soppressione, il ripristino di tale struttura è considerato fondamentale per garantire una gestione più efficace e territoriale delle politiche penitenziarie, al fine di non gravare gli istituti con detenuti provenienti da altre regioni. Un’altra questione cruciale rimane l’assenza, nella regione Umbria, di una REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). A differenza di molte altre regioni italiane, l’Umbria non dispone ancora di una propria struttura dedicata e deve fare riferimento a quelle situate nelle regioni limitrofi.Il Procuratore Generale, nel periodico monitoraggio della situazione carceraria, ha ricevuto aggiornamenti dall’Ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna di Perugia, che hanno evidenziato l’esistenza di una progettualità regionale triennale, presentata alla fine del 2023, finanziata da Cassa Ammende con co-finanziamento della Regione Umbria per un totale di oltre 2.300.000 euro. Il progetto prevede l’attivazione di uno sportello di orientamento al lavoro, percorsi formativi e tirocini all’interno degli istituti penitenziari, iniziative di housing temporaneo per soggetti privi di domicilio idoneo e l’inserimento in strutture a media intensità assistenziale per giovani adulti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile. La progettualità è stata già approvata da Cassa Ammende e si è in attesa dell’emanazione del bando da parte della Regione per l’individuazione dei soggetti attuatori.Sul fronte della giustizia riparativa, che ha faticato a decollare, il Procuratore Generale ha ricordato le numerose sollecitazioni emerse nel corso delle riunioni organizzate dalla Corte d’Appello e durante gli incontri sul tema delle carceri coordinati dalla Procura Generale stessa, alle quali hanno partecipato i Procuratori del distretto, i Direttori e i Comandanti della Polizia Penitenziaria, oltre ai rappresentanti dell’Ufficio di esecuzione penale esterna e dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni di Perugia. Un passo avanti significativo è stato compiuto il 1° luglio 2025, quando, nel corso della conferenza locale per la giustizia riparativa organizzata dal Ministero della Giustizia – Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, è stata individuata la città di Terni come sede regionale per l’attivazione dei servizi. L’ultimo aggiornamento sul tema pervenuto dall’Udepe evidenzia l’avvenuta trasmissione dello schema di convenzione agli enti locali disponibili, che dovranno restituire il protocollo entro il 1° settembre 2025, termine indicato dal Dipartimento, per consentire il trasferimento dei fondi e l’avvio concreto dei servizi. In argomento si impone da parte del Ministero un maggior coinvolgimento degli Uffici giudiziari umbri, a cominciare dalla Corte d’Appello e dalla Procura Generale.Nel corso delle visite, è emersa lo svolgimento di attività rieducative e formative all’interno degli istituti penitenziari, anche alla luce dell’aumento della domanda di corsi di formazione da parte della popolazione detenuta. Tra le novità l’istituzione, tra i primi in Italia, nella casa di reclusione di Orvieto di un corso per orafi. Il Procuratore Generale ha richiamato quanto emerso durante le riunioni sulla questione delle carceri umbre, sopra citate, ovvero che il programma ministeriale di reinserimento, avviato nel 2015 e volto a favorire l’apertura delle camere detentive per otto-quattordici ore diurne, dovrebbe essere accompagnato da interventi concreti e non solo teorici, per evitare che i detenuti restino inoperosi. In quella sede, si è segnalato che l’Amministrazione Penitenziaria ha messo a disposizione della Regione Umbria fondi pari a €92.408,35, destinati a progettualità rivolte ai detenuti, con particolare attenzione al reinserimento sociale, all’assistenza di soggetti tossico/alcoldipendenti e alla cura sanitaria e psichiatrica, in collaborazione con gli enti locali. Tali fondi saranno disponibili una volta sottoscritto l’accordo di programma tra i soggetti istituzionali coinvolti nell’iniziativa. Inoltre, va sottolineata l’importanza di utilizzare le risorse della Cassa delle Ammende per promuovere percorsi lavorativi professionalizzanti, che hanno già consentito, grazie a progettualità presentate da alcune Direzioni, di ottenere finanziamenti per attività lavorative all’interno degli istituti. Sul versante della formazione e dell’inclusione, la progettazione presentata dalla Regione Umbria ha ottenuto l’approvazione della Cassa delle Ammende con un finanziamento di €1.800.000, cui si aggiunge la compartecipazione regionale per €600.000.Parallelamente, come riferito dall’Udepe, la Regione ha partecipato, nella primavera scorsa, all’avviso pubblico nell’ambito del Programma nazionale “Inclusione e lotta alla povertà 2021–2027”, denominato “Una giustizia più inclusiva”, promosso dal Ministero della Giustizia tramite la Direzione Generale per il coordinamento delle politiche di coesione. Il progetto si articola in due modelli: AMA DE è rivolto alla popolazione detenuta, mentre AMA ES si rivolge a chi è in esecuzione penale esterna e prevede l’istituzione di un centro di raccordo con i servizi territoriali, il sostegno all’inclusione lavorativa e sociale, l’ampliamento degli enti che accolgono lavoratori di pubblica utilità, il matching tra domanda e offerta e iniziative di animazione territoriale. Il progetto AMA ES prevede anche il potenziamento dei servizi di housing temporaneo per facilitare l’accesso alle misure alternative per chi non dispone di un domicilio idoneo. Il decreto di approvazione della progettualità AMA ES Umbria è stato emanato il 13 giugno 2025 per un importo di circa €940.000. Seguirà, secondo le tempistiche previste, il trasferimento dei fondi e l’emanazione del bando regionale per l’individuazione dei soggetti attuatori.Altro tema affrontato è quello della recidiva. Nello scorso giugno il Procuratore Generale ha preso parte all’iniziativa “Recidiva Zero”, tenutasi a Roma, organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. In quell’occasione il Procuratore ha presentato un documento che affronta il fenomeno della recidiva carceraria e il ruolo centrale del lavoro come strumento di rieducazione e reinserimento sociale. Secondo Sottani, l’attività lavorativa dignitosa e retribuita è fondamentale per ridurre il rischio di recidiva, che in Italia si attesta intorno al 70%, ma scende al 2% tra i detenuti che lavorano. Il documento sottolinea la necessità di ridurre il sovraffollamento carcerario per permettere trattamenti individualizzati efficaci, garantire che il lavoro non sia punitivo ma frutto di libera scelta e orientato alla rieducazione, e assicurare continuità lavorativa post-detenzione. Viene inoltre evidenziata l’importanza della legge “Smuraglia” del 2000, che incentiva l’assunzione di detenuti da parte di imprese e cooperative attraverso sgravi fiscali, pur riconoscendo la persistenza di ostacoli come la scarsità di posti disponibili e la diffidenza sociale. La Procura Generale di Perugia ha svolto un monitoraggio tra il 2023 e il 2025, verificando 407 attività lavorative e registrando 116 detenuti occupati, di cui 78 tramite la legge “Smuraglia”, in settori come edilizia, ristorazione, servizi e agricoltura.Infine, il Procuratore Generale ha ribadito l’importanza di garantire canali di collaborazione continuativi tra il personale penitenziario e le Procure del Distretto. A seguito di un monitoraggio, risultano attive sezioni di Polizia giudiziaria o altri strumenti di cooperazione diretta in quasi tutti gli istituti umbri.Infine, da ricordare che la Procura Generale ha istituito, dal settembre 2021, l’Ufficio S.D.I. nel quale opera un appartenente alla Polizia Penitenziaria. Ad oggi l’Ufficio, attraverso l’attività investigativa è riuscito ad individuare e far arrestare cinquanta latitanti rintracciati in ambito nazionale (9), europeo (32) e internazionale (9). Più nel dettaglio, trentatré arresti sono stati portati a termine per reati commessi nella nostra regione (28 per la provincia Perugia e 5 per quella di Terni); 17 nelle regioni Marche (10) e Abruzzo (7), per un totale di 262 anni e sei mesi di reclusione.Il Procuratore Generale ha espresso soddisfazione per il confronto avuto con i soggetti coinvolti e ha confermato l’impegno della Procura Generale nel monitorare e promuovere interventi concreti per migliorare le condizioni detentive e favorire il reinserimento sociale.

 

 

 

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