lunedì, Marzo 9, 2026 Categoria: Cronache

8 marzo: in Umbria tre femminicidi ed 1316 volte Codice Rosso

 

I dati relativi all’anno 2025, raccolti dalle Procure del distretto umbro restituiscono un quadro di particolare gravità. Nel corso dell’anno, in Umbria, si sono verificati tre femminicidi e sono stati stati iscritti 1.316 procedimenti per reati rientranti nel cosiddetto “Codice Rosso”, di questi, in circa trecento casi le Procure hanno adottato  misure cautelari nell’immediatezza dei fatti. E’ una fotografia  seriamente preoccupante quella che il Procuratore Generale Sergio Sottani ha messo in evidenza in occasione del giornata della donna.

La nota spiega che  i dati sono rilevati attraverso gli strumenti previsti dagli articoli del codice di procedura penale che disciplinano metodologie rafforzate di tutela delle vittime, come l’audizione tempestiva della persona offesa e il monitoraggio dei procedimenti da parte della Procura Generale. I numeri riportati sono  dunque l’insieme dei procedimenti da Codice Rosso gestiti nel corso dell’anno.

Afferma ancora la nota della Procura Generale:<< La Procura della Repubblica di Perugia ha registrato un numero significativo di procedimenti riconducibili al Codice Rosso, quasi 600, rendendo necessario un rafforzamento degli strumenti organizzativi e investigativi, tra cui un turno dedicato alle urgenze per garantire interventi tempestivi a tutela delle vittime.

Anche le Procure di Terni e di Spoleto hanno fatto registrare un sensibile aumento dei casi: a Terni sono quasi raddoppiati negli ultimi due anni raggiungendo il numero di 380 nuovi procedimenti registrati, mentre a Spoleto, che ne ha registrati 350, si è reso necessario un incremento dell’organico dedicato, in considerazione della crescita dei procedimenti per violenza sessuale, atti persecutori e maltrattamenti.

Particolare attenzione merita il dato relativo ai minori. La relazione segnala un aumento delle condotte violente nelle relazioni affettive tra adolescenti, spesso caratterizzate da dinamiche psicologiche e digitali. Si tratta di situazioni che richiedono un intervento giudiziario tempestivo, accompagnato da un parallelo investimento in educazione emotiva e relazionale, considerata la specificità dei contesti e l’età dei soggetti coinvolti.

Uno sguardo alla realtà penitenziaria consente di cogliere ulteriori elementi di riflessione. In Umbria, a fronte di un totale di 1.714 detenuti distribuiti nei quattro istituti penitenziari regionali, presso la Casa Circondariale di Capanne Perugia, unico istituto dotato di sezione femminile, risultano attualmente 73 donne detenute su un totale di 501 reclusi presenti nella struttura. Le donne rappresentano dunque circa il 14,5% della popolazione detenuta di Capanne e circa il 4,3% dell’intera popolazione carceraria regionale. Sempre presso l’istituto di Capanne, non sono attualmente presenti bambini nel reparto nido. La percentuale di popolazione femminile è in linea con il dato nazionale in cui a fronte di 63.801 detenuti, quelle femminili sono 2.778>>

 

<<La Festa della Donna – conclude Sergio Sottani -non è soltanto un momento di celebrazione, ma anche un’occasione di consapevolezza e responsabilità collettiva. I dati confermano che la sola risposta penale, pur necessaria, non è sufficiente: alla repressione devono affiancarsi politiche di prevenzione, formazione, sostegno alle vittime e un impegno culturale diffuso, affinché la tutela dei diritti delle donne diventi un patrimonio condiviso e concreto e finalmente attuato>>.

 

 

 

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