Tra interdittive , riciclaggio, affari sospetti : le mafie che scelgono l’Umbria
ALLAN FONTEVECCHIA– Questo è l’episodio più recente segnalato dal portale del Ministero dell’interno. Nell’ambito dell’attività di prevenzione antimafia, la prefettura di Perugia ha adottato quattro interdittive nei confronti di altrettante imprese operanti nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento, tutte riconducibili a componenti di un unico nucleo familiare e con sede in tre diversi comuni della provincia. Le indagini svolte hanno permesso di individuare un elevato pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata nei confronti delle aziende interessate. L’adozione dei provvedimenti si inserisce nella costante azione sviluppata sul territorio a tutela dell’economia legale attraverso il lavoro sinergico della prefettura, delle Forze di Polizia e della Direzione Investigativa Antimafia, con il coinvolgimento anche dell’Ispettorato territoriale del lavoro e del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche. Due sono gli elementi da sottolineare : l’Umbria piazza di affari di particolare interesse per le mafie italiane ( e straniere); il riaffacciarsi dopo un certo periodo di silenzio ( perché sotterraneo?) delle organizzazioni pugliesi. 
Un aggiornamento della situazione ben tratteggiato in un servizio dalla Tgr della Raidel quale di seguito riportiamo il testo.
<<Perugia resta la provincia umbra con la maggiore densità di imprese a rischio di infiltrazione mafiosa. Anche se le quattro interdittive antimafia adottate dalla Prefettura del capoluogo di regione nei confronti di società agricole e zootecniche che sarebbero collegate alla mafia foggiana, sono state le prime di questo 2026 mentre in Provincia di Terni, già tre provvedimenti avevano riguardato un’impresa edilizia e società del settore trasporti e autonoleggio. Negli ultimi cinque anni, però, i dati sulle interdittive antimafia certificano una netta prevalenza di questi provvedimenti nel perugino, con il record di 13 nel 2021 mentre a Terni non ci sono stati provvedimenti della Prefettura tra il 2019 e il 2023. N’drangheta e camorra sono le mafie italiane con la maggiore capacità di investimento di capitali illeciti in Umbria. Le ultime interdittive riguardano però un potenziale collegamento con la mafia foggiana e un settore che finora non era stato sotto i riflettori: quello agricolo, che le organizzazioni mafiose utilizzano, anche all’estero, per truffe sui contributi europei. Il comparto più a rischio resta però l’edilizia. E i dati relativi al cratere del sisma 2016 lo testimoniano. Quando la ricostruzione in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo è entrata nel vivo le interdittive antimafia sono aumentate esponenzialmente: 18 nel 2023, 26 nel 2024 e addirittura 30 nei primi sette mesi dello scorso anno, ultimo dato ufficiale disponibile>>. Un quadro complessivo dei fenomeni criminali in Umbria è stato abbozzato recentemente dal periodico “ Umbria sette giorni”. Ecco il testo a firma del giornalista Alvaro Fiorucci.
<< La posizione geografica è quella adatta ad un hub in cui smistare affari che dal nord vanno al sud e viceversa. Affari di droga, ma anche d’altro. Felix come considerazione generale, le difficoltà economiche e il carattere riservato della gente, favoriscono mimetizzazioni e vite sottotraccia. Bilanci strozzati che se arriva ossigeno cash nessuno ne chiede il Dna. La malavita locale è una malavita servente: fornisce coperture, basisti, rifugi. Non ha una struttura capace di contendere il controllo del territorio alle mafie italiane e straniere ( ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra, la mafja Shqiptare albanese, i gruppi del secret cult nigeriani con puntate della Sacra Corona Unita pugliese) che si sono stabilizzate dopo i primi arrivi di qualche decennio fa per i soggiorni obbligati ,i detenuti al 41 bis, le fughe da guerre e povertà, la ricostruzione dopo i terremoti . Ora dunque, in Umbria dove hanno messo su basi stabili, controllano immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, traffico di stupefacenti, riciclaggio, dalle loro basi sul posto. Insospettabili, ci mancherebbe. Le bande collegate a Tirana ( a volte con manodopera di altri paesi dell’est) si dividono il mercato degli stupefacenti con la malavita nigeriane che però sta per conto suo con i suoi riti tribali , sfruttando i magrebini per il dettaglio. È nel passaggio di secolo che per la droga si uccide : faide interne ai gruppi provenienti dal paese delle aquile fanno cinque morti; problemi all’interno di consorterie campane lasciano per strada imbottiti di piombo almeno due cadaveri. Si sparano tra loro anche all’interno di una banda di falsi pentiti, vittima un tizio diventato inaffidabile. Anni terribili il 2022 e il 2023 , con il secondo posto in Italia per decessi da overdose. Il 2026 potrebbe essere un anno di svolta, in peggio. Per la prima volta è stata scoperta una raffineria di coca gestita da due romeni con un chimico colombiano. Brutto segno. La droga genera morti ed enormi ricchezze. Ricchezze da ripulire. Lavanderie compiacenti trasformano quei soldi in investimenti sull’altra sponda dell’Adriatico o in Africa. I capitali che restano in Italia ( e anche in Umbria) confluiscono in attività commerciali, nell’edilizia ( la ricostruzione dopo i terremoti hanno aperto tante porte) ) o nell’acquisto di altri pezzi dell’economia. Emblematico il 2001 quando con due operazioni dei carabinieri del Ros scoprirono un meccanismo delinquenziale che portò in tribunale più di duecento persone di varie nazionalità : gestivano night club in mezza Italia. Il consumo della cocaina è altissimo; i profitti altrettanto. Ci sono stati e ci sono ancora con picchi piche ciclicamente fanno accorrere inviati da ogni parte del mondo, e questa è una singolarità statistica . Per titoli: l’anonima sarda che sa dove e come nascondere i latitanti più pericolosi e ricercati. Professionisti dell’anonima che rapisce Augusto De Megni, 10 anni, nipote del capo del Rito Scozzese, il più potente tra i riti massonici (1990-1991), gli omicidi di Luigi Chiatti che uccide Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci firmandosi come Mostro di Foligno ( 1992-1993) , oppure l’abuso e la soppressione ( shaken baby syndrome ) di Maria Geusa, neanche tre anni, a Città di Castello, (2004); e , ancora, l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia con la condanna a sedici anni dell’ivoriano Rudy Guede e l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito (2007). C’è chi ha visto in questo fazzoletto di terra il suo porto sicuro. Qualche esempio: gli uomini del comandante Junio Valerio Borgese acquartierati a Passignano sul Trasimeno, a Tuoro e a Umbertide in attesa di un via libera per un golpe poi rientrato ( 1970) ; i neofascisti hanno messo il tritolo alla Casa del Popolo di Moiano ((1974) ; i terroristi di Prima Linea invece hanno avuto, confusi tra i pellegrini, i loro covi ad Assisi e a Spoleto (1980) ;Alì Agca che si è fermato quattro giorni a Perugia, prima di puntare su San Pietro per sparare a Giovanni Paolo Secondo (1981) ; le Brigate Rosse hanno nascosto una santabarbara nelle campagne di Città della Pieve (1982) ; il falso impeditore brasiliano , Roberto Da Silva per tanto tempo tranquillo a Foligno ed era un terrorista latitante, il neofascista Paolo Bellini condannato (2025) tra gli esecutori della strage di Bologna del 2 agosto 1980 ; l’imam di Ponte Felcino, di professione imbianchino processato e condannato (2009) perché si dedicava alla preparazione dei kamikaze per l’Al Qaida di Osama Bin Laden. Le rapine a banche e uffici postali hanno avuto una loro storia; ora la mala rischia molto meno facendo saltare in aria i bancomat. Con le scorribande del Lupo di Montefalco, Luciano Liboni, l’ultimo bandito solitario, catturato e ucciso a Roma (2004) dopo aver tentato di far fuori un benzinaio a Perugia e ammazzato , a Sant’Agata Feltria l’appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, è finita l’epopea dei rapinatori di casa nostra .Al loro posto sono arrivate le cosiddette batterie da fuori regione, dal Lazio e dalla Campania, soprattutto. Qui trovano basisti e qualche aiuto logistico. È stato durante queste trasferte che sono stati uccisi la guardia forestale Amedeo Silvestri (Santa Maria degli Angeli 1994), il poliziotto Luca Benincasa ( Corciano 2002) , il carabiniere Donato Fezzuoglio (Umbertide 2006). Sull’ asfalto è rimasto anche un rapinatore, uno spoletino, Gaetano Tramontano, preso dai proiettili di un metronotte mentre dava l’assalto all’incasso di un supermercato (Foligno 2006). I rapinatori di appartamenti o di ville- in questo caso stranieri-sono altrettanto feroci con le loro vittime . In una manciata di anni hanno torturato e ucciso cinque volte: Luigi Masciolini ,85 anni, Luca Rosi, trentottenne che ha fatto scudo alla moglie e ai figli , Sergio Scoscia , 54 anni. La madre Maria Raffaelli, 47 anni muore di crepacuore vedendo il massacro del figlio. Gli scomparsi considerati vittime di omicidi sono un mistero nel mistero : Giampaolo Mommi Castiglione del Lago 2001), Lucia Ciocoiu (Perugia 2010) , Anna Marra (Perugia 2006), Barbara Corvi (Amelia 2009) . Buio anche sugli omicidi rimasti cold case: Mario Buttafuoco (Perugia 1979) , Gabrio Crispoltoni (Città di Castello 1991), Mara Calisti (Todi 1993, il padre due volte indagato e due prosciolto), di Fausto Cardinali (che sorprese i ladri nel garage, Perugia 1996), di Mauretta Fondacci ( Gubbio 1997, con il primo esame del Dna di una pianta e un ergastolo cancellato da un’assoluzione definitiva) e dell’esperto d’arte Piero Nottiani (il cadavere incartato in un tappeto, Perugia 1998 ). Una storia diversa nasce dalla competenza della Procura di Perugia sui procedimenti penali che coinvolgono magistrati romani. Un libro a parte ma di forte impatto, se non altro, per le risorse che gli vanno dedicate. Così nello stesso processo ( per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, Roma 1979) si, sono visti, con ruoli diversi, il sette volte capo del governo Giulio Andreotti e l’ex magistrato e parlamentare democristiano Claudio Vitalone , i boss mafiosi Tano Badalamenti e Pippo Calò, i pentiti Tommaso Buscetta (Cosa Nostra) e Antonio Mancini (banda della Magliana) , i presunti esecutori Massimo Carminati ( ancora banda della Magliana) e Michelangelo La Barbera (un picciotto in ascesa). Sospetti mandanti e sospetti killer sono stati assolti in via definitiva nel 2003.È sempre per la stessa ragione tecnica che la procura del capoluogo ha indagato i misteri della scomparsa di un magistrato onesto, Paolo Adinolfi (Roma 1994), andando a scavare anche nei sotterranei di Villa Osio, appartenuta a Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della Banda della Magliana. Una vita spezzata dopo l’altra , sono diventati emergenza i femminicidi e i casi di violenza di genere ( 4 donne uccise e più di 1300 provvedimenti da Codice Rosso nel 2025). La criminalità cambia pelle : dai delitti delle baby gang che si moltiplicano, alla diffusione a macchia d’olio della violenza tra minori (34 giovanissimi sono stati denunciati per rapina nel 2025), all’uso criminale della rete (non solo truffe, phishing, furti di identità, ma anche istigazione al suicidio come nel caso della morte del giovane studente Andrea Prospero, Perugia 2025). Intanto le mafie si arricchiscono per sostituirsi sempre più spesso alla finanza. Ma questa non è più storia, è il presente.