domenica, maggio 9, 2021 Categoria: Senza categoria

Magistrati sotto inchiesta: ritorno al passato

Se le amicizie di Luca Palamara e i verbali di Piero Amara fossero fulmini e grandine dello stesso temporale si potrebbe dire che la perturbazione è tornata a Perugia dove tanto tempo fa se ne avvertirono le prime avvisaglie. La procura della repubblica che-per il coinvolgimento di un buon numero di magistrati romani- oggi indaga sulle vicende dell’ex presidente del Csm e sulle denunce dell’avvocato dei dossier milanesi – è, infatti,  lo stesso ufficio  che nella seconda metà degli anni ’90 aveva sotto inchiesta fatti  e personaggi che finirono, per semplificare, in un unico contenitore che si chiamò, indifferentemente,  “tangentopoli due” o “toghe sporche”. Etichette che dicono tutto. Etichette di una stagione che sembra, appunto, rifiorire in questi giorni. Da  La Spezia, Roma e Milano arrivò  così tanto lavoro da portare al limite del collasso gli uffici di piazza Matteotti.  Che invece resistettero e vinsero, con pochi uomini e scarsi mezzi, una scommessa particolarmente difficile. Erano fascicoli che coinvolgono giudici e pubblici ministeri, politici e finanzieri, portaborse e imprenditori. Storie di corruzione e di aggiustamento di sentenze. Storie di amicizie pericolose e di bustarelle intascate da gente con la toga.   Nelle carte  di  allora non c’erano carriere spartite a tavolino tra le correnti del Csm come racconta oggi Palamara. C’erano soldi e favori sulla falsariga di quelle che ora Amara-  mette in conto  ad una loggia segreta chiamata a Ungheria. E altre vicende prossime a queste che  investirono di sospetti un gran numero di magistrati e , di conseguenza, la magistratura stessa. Altri tempi, altre storie, personaggi usciti di scena, si potrebbe dire  : mica tanto. Quando è  il 1997 le inchieste, tra quelle che fanno clamore e quelle che passano inosservate, sono alcune centinaia. Corruzione è la parola che ricorre in migliaia di carte sequestrate o scritte dalla polizia giudiziaria, Sono giorni in cui passeggiano per corso Vannucci , per varie ragioni , magari soltanto come persone informate dei fatti, e, se indiziati di reato , in attesa dei diversi esiti processuali, assoluzioni comprese, personaggi conosciuti e potenti.  Come il capo dei gip  Renato Squillante o  il presidente della sezione fallimentare Ivo Greco. E poi, sempre tra i magistrati,  Orazio Savia, Antonio Vinci, Filippo Verde,  Francesco Misiani, Giorgio Castellucci. Tra gli avvocati Cesare Previti e Sergio Melpignano. Tra gli imprenditori  Gianni Mezzaroma e Domenico Bonifaci. Tra i finanzieri Pierfrancesco Pacini Battaglia ed Enrico Nicoletti. E ancora: il manager delle ferrovie Lorenzo Necci   e  il generale della guardia di finanza Nicolò Pollari. Lo scontro tra accusa e difesa è particolarmente duro perché gli argomenti che tocca sono nervi scoperti. Non c’è un filo rosso che tiene insieme le diverse   inchieste. Ci sono nomi e reati che ricorrono in  più fascicoli. Per rendere un clima: da Milano arrivarono per un consulto Gherardo Colombo e Ilda Boccassini. Non un’associazione a delinquere, ma più casi di corruzione disinvolta e protratta nel tempo, spiegarono gli inquirenti. La politica, colpita e fiaccata da “Mani Pulite”, osserva “Toghe Sporche”  e chiede: una riforma generale della giustizia con nuovi codici e nuovi meccanismi , con maggiori professionalità e precise responsabilità, processi più rapidi e meno costosi. Allo scoppiare dei casi Palamara e Amara, Perugia è di nuovo uno snodo giudiziario e  i partiti, sono tornati sulle barricate a chiedere le stesse cose di un quarto di secolo fa.

(da Il Messaggero)

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